Contenuto riservato agli abbonati

Mantova, il medico arrestato: «Stupito ma sereno»

Farmaci letali, dai domiciliari il primario del pronto soccorso di Montichiari attende l’interrogatorio di garanzia di venerdì

MANTOVA. Rammarico e stupore. Sono questi i sentimenti che pervadono Carlo Mosca, il primario del pronto soccorso di Montichiari da lunedì scorso agli arresti domiciliari con l’accusa di aver somministrato farmaci letali a due pazienti affetti da Covid, poi deceduti. Il medico 47enne, originario di Cremona, sta scontando la misura cautelare in casa, «ma non in quella della sua famiglia a Mantova, e credo che non abbia importanza sapere dove si trovi adesso» afferma il suo difensore, l’avvocato Michele Bontempi. È lui a tenere i contatti con la stampa in questo momento difficile per il medico che per tre anni, dal maggio 2014 al maggio 2017, ha lavorato a Mantova, al pronto soccorso dell’ospedale Poma e al 118, salvo poi dimettersi dopo un provvedimento disciplinare preso dalla direzione nei suoi confronti.

Il legale dice di averlo trovato «molto rammaricato per quello che gli è successo, ma anche stupito, perché non è vero niente di quello che gli viene attribuito». L’avvocato Bontempi cerca di stendere una barriera a protezione del suo assistito: «Si difenderà al processo» dice, per poi aggiungere un’invettiva rivolta alla stampa in un momento di tensione che, tuttavia, svanisce subito: «Contro di lui si è scatenato un bailamme mediatico non rispettoso della presunzione di innocenza». Parla di «mostro sbattuto in prima pagina» e contesta l’accusa di omicidio volontario formulata dal procuratore aggiunto Carlo Nocerino e dai sostituti Federica Ceschi e Corinna Carrara, e tradotta dal giudice per le indagini preliminari Angela Corvi nell’ordinanza di custodia cautelare.


Poi, però, detta una dichiarazione che riassume il pensiero e lo stato d’animo di Mosca in questo momento: «La sua posizione è di rammarico e di stupore per le accuse, ma anche di serenità. La quale gli è data dalla consapevolezza della correttezza del suo operato, non essendosi mai risparmiato in questi mesi con i pazienti con l’obiettivo di salvare le loro vite. Attende, quindi, fiducioso la possibilità di potersi difendere».

Per un primo contatto con i magistrati dovrà però attendere ancora un paio di giorni. L’interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari di Brescia è stato fissato per venerdì mattina. «Lo stiamo aspettando» si era limitato a rispondere l’avvocato Bontempi, nel primo pomeriggio, ai giornalisti che gli chiedevano notizie in merito al primo faccia a faccia con il magistrato.

A sollevare leggermente il morale di Mosca potrebbe essere il ricordo che gli ex colleghi del pronto soccorso di Mantova hanno ancora di lui. Appena saputo del suo arresto avevano espresso incredulità per le accuse che colpivano «un ottimo professionista, gran lavoratore, uno stakanovista». «Il dottor Mosca è sempre quello» precisa il suo legale.

Intanto, il primario del pronto soccorso è già stato sospeso dalla direzione degli Spedali civili di Brescia che controllano l'ospedale di Montichiari. Pesano su Mosca, come un macigno, le parole usate dal Gip nell’ordinanza di custodia cautelare: «È verosimile – si legge – che l'indagato si sia determinato a uccidere poiché mosso dalla volontà di “liberare” non solo e non tanto posti letto, bensì risorse strumentali ed energie umane, fisiche ed emotive, dei colleghi medici, degli infermieri e di tutti gli altri operatori del pronto soccorso». —


 

La guida allo shopping del Gruppo Gedi