Mantova, tavolo decisivo per Corneliani: oggi si gioca la resa dei conti

I nodi sul piatto: continuità da garantire e investimenti mancati degli azionisti. I sindacati chiedono responsabilità sociale: «Un milione per salvare tre stagioni»

MANTOVA. Ormai è chiaro a tutti: febbraio sarà il mese decisivo per la Corneliani e il futuro di 500 famiglie solo nello stabilimento di Mantova. E altrettanto decisivo è il tavolo di crisi convocato per questa mattina alle 9 in videoconferenza dal ministero dello sviluppo economico: tavolo che torna a riunirsi a distanza di sei mesi da quel vertice che il 21 luglio siglò, proprio qui in prefettura, l’inizio di un percorso di salvezza grazie all’impegno del Mise a entrare nel capitale attraverso Invitalia con 10 milioni di euro del Fondo per le crisi d’impresa previsto dal decreto Rilancio. Sarà il tavolo che farà il punto sulla ricerca di possibili terzi investitori da parte dell’azienda e sull’interessamento del patron di BasicNet Marco Boglione. Ma sarà anche il tavolo della “resa conti” per gli azionisti, Investcorp e famiglia Corneliani, richiamati ancora una volta alla loro responsabilità sociale dai sindacati.

«Ritenuta nell’ottica del miglior soddisfacimento del ceto creditorio e condividendo i rilievi del commissario giudiziale, la necessità di sollecitare con forza la società all’adozione, con criteri improntati alla massima prudenza, delle valutazioni economiche, finanziarie e gestionali che ad essa e solo ad essa competono, superando, da un lato, i contrasti tra i soci, allo stato francamente incomprensibili, e, dall’altro, operando in concreto un rafforzamento patrimoniale in misura congrua, ad oggi del tutto inesistente, in modo tale da scongiurare, per quanto possibile, la soluzione liquidatoria»: basterebbe questo passaggio del tribunale, a chiudere la sentenza che ha posticipato al 15 aprile la scadenza del piano concordatario, a spiegare quale sia stato in questi mesi il contributo degli azionisti al salvataggio. E questo nonostante gli impegni presi al tavolo in prefettura il 21 luglio scorso. Racconta chi c’era che in quell’occasione le due sottosegretarie al Mise Todde e Morani tentarono invano di far inserire nell’accordo poi sottoscritto una ricapitalizzazione da parte dei soci. Soci che quel giorno, a domanda diretta dei sindacati, si erano impegnati anche se solo a parole (ma comunque davanti al Mise) a nuovi investimenti e a tutelare l’occupazione.


Ma di impegni mancati è lastricata la storia Corneliani di questi ultimi anni. A partire dai patti siglati nel 2016 quando il fondatore Carlalberto cedette le sue quote a Investcorp: secondo quanto ricostruito il fondo avrebbe dovuto apportare 20 milioni di nuovo capitale, di cui tre versati subito e gli altri 17 entro giugno 2021. All’appello ne mancherebbero ancora 10 con l’ultima “iniezione” che ormai risale a un anno e un mese fa. Per proseguire con quel “I promise” che parlava ancora di investimenti pronunciato più volte dal rappresentante di Investcorp Ben Gacem in Comune a dicembre 2019 davanti a lavoratori, sindacati e sindaco.


Ora però non c’è davvero più tempo: giugno è dietro l’angolo e il problema di garantire la continuità produttiva e commerciale si pone adesso come più volte ricordato dai sindacati che non più di 10 giorni fa sono tornati a chiedere un milione agli azionisti quantificando le perdite aziendali fino al 1° marzo: stima per eccesso visto che nei prossimi mesi dovrebbero essere fatturati e incassati almeno 12 milioni con la collezione della prossima stagione ormai quasi pronta. Un milione o anche meno quindi per terminare e spedire ai negozi entro fine marzo la primavera-estate 2021 (al momento è stato spedito solo il 15%), raccogliere gli ordini per l’autunno-inverno, la cui campagna vendite è scattata lunedì, e progettare la primavera-estate 2022. Un mese per salvare il mercato con quella continuità ritenuta indispensabile anche da chi in queste ore sta valutando se intervenire nel rilancio.


Febbraio sarà infine decisivo anche per l’interessamento del patron di BasicNet Marco Boglione, che, come dichiarato alla Gazzetta, per la fine della prossima settimana sarà in grado di sciogliere le riserve. E non è un caso che al tavolo sia presente anche Invitalia, l’agenzia del Mise che veicolerà i 10 milioni garantiti per la Corneliani: il segnale del ministero è chiaro, come chiare sono state le parole della sottosegretaria Todde a sostegno di un’operazione che veda in campo l’imprenditore torinese. Insomma: il Mise c’è. Gli altri? —


 

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