Mantova, il cda Corneliani al primo bivio e le lavoratrici tornano in sciopero

Cade nel vuoto l'appello al rinvio di sindacati e istituzioni. Doppio tavolo in Regione prima del 15. Il sindaco Palazzi torna a rivolgersi ai soci: «Non fermate l’attività»  

MANTOVA. Il primo scoglio da superare è già oggi 29 gennaio: è nell’assemblea dei soci e nel successivo consiglio di amministrazione non rinviati nonostante l’appello di sindacati e istituzioni. Sulla strada verso il concordato in continuità che avrà la sua prima tappa al Mise il 15 febbraio, è il bivio “numero uno” per procedere spediti alla costruzione di quel ponte da 1,5 milioni con le fondamenta gettate solo due giorni fa al tavolo di crisi per il salvataggio della Corneliani. Dei suoi 1.200 posti di lavoro, di cui 500 solo a Mantova. A saperlo bene sono le lavoratrici e i lavoratori della casa di moda che nel pomeriggio scongelano gli scioperi aspettando al presidio le decisioni del cda. Intanto, mentre si va verso un doppio tavolo in Regione prima del nuovo appuntamento al ministero, il sindaco Mattia Palazzi torna a rivolgersi alla proprietà perché non fermi l’attività e metta le risorse necessarie per traghettare l’azienda fino a marzo.

CDA NON RINVIATO: OPERAIE IN SCIOPERO


A dieci giorni dall’ultimo sciopero, a partire dalle 13.30 l’onda rossa torna a incrociare le braccia: quattro ore di pressing su assemblea dei soci e cda rimasti in agenda nonostante il corale appello al rinvio. Sindacati, operai e impiegati non si fidano delle rassicurazioni dell’ad Brandazza che davanti alle istituzioni ha smentito tanto l’intenzione di staccare la spina quanto di imboscate alle spalle dei lavoratori. Temono fughe in avanti da parte di chi invece «deve solo metter mano al portafogli per pagare il debito di responsabilità verso i lavoratori il cui futuro è appeso a questa vertenza». E tornano a manifestare perché gli azionisti facciano in queste ore e «senza condizioni» il primo passo economico per la costruzione del ponte da 1,5 milioni. Insomma devono sparire quei «se» ascoltati al tavolo Mise con Investcorp disposta a fare la sua parte «se» ci sarà l’offerta del terzo investitore e la famiglia Corneliani pronta a un contributo pro-quota (parliamo di circa 200mila euro), «se» il socio di maggioranza sospenderà la causa di arbitrato.

PALAZZI AI SOCI: NON FERMATE L'ATTIVITA'

E agli azionisti è ancora rivolto il nuovo, ennesimo appello del sindaco Palazzi: «Chiedo ai soci di non fermare l’attività, di non rendere ancora più difficile un futuro possibile per la Corneliani – dichiara – Chiedo di mettere le risorse che servono, se servono, per arrivare a marzo. Di dare concreti segnali positivi e semmai aggiornare l’assemblea ma mantenere aperta la speranza. Ci giochiamo tutto in due mesi. E una cosa va assolutamente evitata: fermare la produzione, entrare in liquidazione della società e magari fare il regalo a qualche avvoltoio che vuole farne spezzatino, magari vendendo a pezzi asset aziendali e marchio». Anche per questo «ho richiesto a Investcorp di metterci soldi e garanzia a copertura di un’eventuale perdita del margine operativo lordo nei prossimi due mesi. E spero possano farlo tutti i soci». Insomma «servono segnali concreti positivi e di metterci tutti il massimo impegno possibile per traghettare la Corneliani verso un salvataggio e rilancio possibile».


DOPPIO TAVOLO IN REGIONE


Intanto  Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil hanno chiesto per la prossima settimana, e già ottenuto rassicurazioni in tal senso, la convocazione di un’audizione davanti alla commissione attività produttive della Regione alla presenza degli assessori al Lavoro Rizzoli e allo Sviluppo Economico Guidesi. Nelle stesso ore i consiglieri regionali Andrea Fiasconaro (M5s) e Antonella Forattini (Pd) inviavano la richiesta formale di un tavolo tecnico «con società, soci, parti sociali ed enti locali» sollecitandone la convocazione «nel più breve tempo possibile» e nel giro di poche ore sarebbe già arrivata una data : il 12 febbraio.

IL NODO CONTINUITA'

Il nodo è sempre quello: evitare i danni di un blocco produttivo e commerciale significa salvare la Corneliani. Tenendo presente, come rimarcato dai sindacati al tavolo Mise, che le perdite aziendali, da coprire per tutelare i creditori, da qui a marzo potrebbero essere inferiori agli 1,5 o 2 milioni stimati dall’ad. Primo, perché i mesi di “grandi spese” con la produzione a pieno regime sono stati quelli di dicembre e gennaio e ora la fabbrica è entrata in “scarico produttivo” con i reparti che si stanno svuotando e gli operai in cassa integrazione Covid. Secondo, perché con la consegna ai negozi della collezione primavera-estate si stima che verranno fatturati attorno ai 12 milioni di euro. Cosa che non potrà avvenire in caso di blocco produttivo e commerciale.
 

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