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Inchiesta sui farmaci letali, il primario di Montichiari arrestato: «Sono innocente»

Stamattina l'interrogatorio di garanzia del primario del pronto soccorso di Montichiari accusato di aver provocato al morte di due pazienti: "Nessun altro ha somministrato quei farmaci"

BRESCIA. La Procura di Brescia disporrà nuovi accertamenti dopo quanto riferito in oltre due ore di interrogatorio dal dottor Carlo Mosca, il primario facente funzione del pronto soccorso dell'ospedale di Montichiari arrestato con l'accusa di omicidio volontario perché avrebbe somministrato farmaci letali a pazienti affetti da Covid nel corso della prima ondata della pandemia. È quanto emerge dopo l'interrogatorio di garanzia al termine del quale i legali del medico hanno chiesto la revoca dei domiciliari. Il gip si è riservato di decidere.

Mosca, che per tre anni ha lavorato anche al pronto soccorso del Carlo Poma, ha negato di aver somministrato i farmaci incriminati, ma per gli inquirenti ci sarebbero le prove della somministrazione, derivanti dall'autopsia, in almeno un caso. Non è escluso che la Procura sentirà a breve nuove persone, tra colleghi e pazienti dell'ospedale di Montichiari.
«Ha risposto a tutte le domande ed è ha disposizione – ha detto alla Gazzetta di Mantova il suo difensore, l’avvocato Michele Bontempi –. Se ci sono anche segnalazioni riferite a quando lavorava a Mantova? Su questo non posso rispondere».
Mosca al termine dell’interrogatorio davanti al gip ha pronunciato poche parole: «Sono assolutamente sereno». Il medico è accusato di omicidio volontario per aver somministrato farmaci ritenuti letali a due pazienti affetti da Covid. Al momento di entrare in tribunale a Brescia il dottor Mosca ha scambiato solo una battuta con i cronisti che lo attendevano all’ingresso: «Sono innocente». 
Secondo gli inquirenti il medico, 47 anni, nato a Cremona e residente a Mantova, ha somministrato farmaci letali a due pazienti affetti da Covid che sono deceduti a metà marzo, nella fase più acuta della pandemia che ha interessato la provincia di Brescia.
 
 
Una vittima ha 61 anni, morto il 20 marzo, e l'altra 80, deceduto il 22 marzo. Per l'accusa, il primario del pronto soccorso dell'ospedale, che è collegato agli Spedali civili di Brescia, ha somministrato il Propofol e la Sucinilcolina, due farmaci ad effetto anestetico e bloccante neuromuscolare che solitamente si usano nella fase immediatamente precedente alla sedazione e all'intubazione del malato.
Ma ieri mattina il primario davanti al gip Angela Corvi ha negato la somministrazione dei farmaci. Nei giorni scorsi, dopo l’arresto, aveva fatto sapere tramite i suoi avvocati di aver sempre agito correttamente per il bene dei pazienti.
Mosca ha lavorato al pronto soccorso del Poma dal 2014 al 2017. Ad un certo punto si dimise dall’incarico perché l’amministrazione ospedaliera gli aveva contestato di svolgere collaborazioni notturne, al di fuori dell’orario di lavoro, con una clinica privata senza essere stato autorizzato. —
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