Corneliani Mantova, dal cda a Boglione: un mese per il giro di boa

Sei tappe forzate per la continuità e il piano di concordato.  In consegna capi per 12 milioni: possibile calo delle perdite

MANTOVA. Dal board di Investcorp che apre la settimana all’auspicato deposito di un’offerta firmata BasicNet entro inizio marzo, passando a metà strada dal tavolo di crisi al ministero dello sviluppo economico: con domani inizia il mese decisivo per il salvataggio della Corneliani. Febbraio mese degli ultimatum che scadono, di quelle sei deadline determinanti per il giro di boa della casa di moda eccellenza del made in Italy. Per il futuro di quelle mille mani patrimonio di un saper fare unico al mondo, che ogni giorno disegnano, tagliano, cuciono, stirano, confezionano abiti che solo qui, solo in via Panizza 5 a Mantova.

SEI TAPPE PER IL SALVATAGGIO


La prima tappa è già domani 1° febbraio con il comitato investimenti di Investcorp che si riunisce a Londra e che potrebbe essere decisivo per la costruzione di quel ponte da 1,5 milioni necessario a garantire la continuità produttiva e commerciale delle prossime settimane senza intaccare gli interessi dei creditori. Continuità che significa non gettare al macero la collezione primavera-estate ormai agli ultimi ritocchi e non interrompere sul nascere la campagna vendite per l’autunno-inverno che si concluderà a fine mese. Continuità che sarà all’ordine del giorno del consiglio di amministrazione sospeso due giorni fa per riaggiornarsi mercoledì. Due poi le tappe previste in Regione Lombardia. Per giovedì 4 febbraio dovrebbe essere convocata l’audizione davanti alla IV Commissione richiesta dai segretari provinciali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil nonché dalle tre segreterie regionali dei sindacati confederali, alla presenza degli assessori al lavoro e allo sviluppo economico. Mentre è già in calendario per il 12 febbraio il tavolo tecnico con la società, gli azionisti, le istituzioni locali e i rappresentanti dei lavoratori per trovare una soluzione economica che scongiuri il blocco dell’attività almeno fino al prossimo tavolo al Mise. Ovvero fino al 15 febbraio, data entro la quale il patron di BasicNet Marco Boglione ha garantito che scioglierà le riserve sull’operazione Corneliani. L’ultima scadenza di questo mese cruciale è stata indicata infine al tavolo di crisi dal commissario giudiziale Gasparini: un’eventuale offerta d’acquisto deve essere presentata tra fine febbraio e la prima settimana di marzo perché ci sia il tempo per istruire un piano di concordato in continuità (da depositare in tribunale entro il 15 aprile) e sbloccare l’ingresso nel capitale dei dieci milioni del Fondo ministeriale per le crisi d’impresa.



CONTINUITA' VITALE

L’obiettivo quindi è arrivare al tavolo di crisi di metà mese in continuità produttiva e commerciale. A chiederlo non sono solo i lavoratori, ma anche gli oltre 4.200 cittadini che hanno firmato la loro petizione online e tutte le istituzioni coinvolte a partire dallo stesso ministero. Linea passata per ora anche nel cda di venerdì con la decisione di riaggiornarsi concedendo altri cinque giorni di respiro alla fabbrica e ai dipendenti che per ore hanno manifestato al gelo sotto le finestre dell’ad Brandazza. Tregua breve, certo, ma che consente di ridurre i giorni lavorativi da salvare per arrivare alla scadenza del 15 febbraio: ne mancano solo sette e intanto tutte le forze sono in campo per trovare le pietre che servono a costruire quel ponte da 1,5 milioni.

LE PERDITE DA COPRIRE

Pietre che devono arrivare in primis dagli azionisti (fondo Investcorp e famiglia Corneliani) per evitare i danni di un blocco produttivo e commerciale tutelando al contempo i creditori. Tenendo presente, come rimarcato da più parti in questi giorni, che le perdite aziendali da qui a marzo potrebbero essere anche inferiori grazie tanto al periodo di spese contenute quanto agli incassi in arrivo: entro San Valentino circa trecento lavoratori saranno in cassa integrazione Covid per il periodo di cosiddetto “scarico produttivo” e con la consegna ai negozi della collezione primavera-estate verranno fatturati attorno ai 12 milioni di euro.


 

La guida allo shopping del Gruppo Gedi