Mantova, il cda di Corneliani si riaggiorna: altri 5 giorni di respiro alle operaie

E lunedì 1° febbraio c’è il comitato investimenti del fondo. Lavoratrici e sindacati per ore in attesa al gelo sotto l'ufficio dell'ad Brandazza, ma lui non c'è: "Non ci mettono la faccia"

MANTOVA. Altri cinque giorni di respiro per i dipendenti della Corneliani. Dopo un interminabile pomeriggio di vana, gelida e angosciata attesa sotto le finestre dell’amministratore delegato Brandazza, alle 20.30 di ieri 29 gennaio le organizzazioni sindacali hanno comunicato alle lavoratrici e ai lavoratori della casa di moda che il consiglio di amministrazione era stato sospeso, che si riaggiornerà a metà della prossima settimana e che fino a quel momento viene confermata la piena continuità produttiva. Secondo indiscrezioni, la seduta dovrebbe tenersi nella giornata di mercoledì 3 febbraio e non è escluso che azionisti e amministratori abbiano deciso di aspettare che si riunisca il comitato investimenti di Investcorp, in agenda per lunedì 1 febbraio.

CDA SOSPESO FINO AL 3


Preceduto dall’assemblea dei soci iniziata verso le 12, il consiglio di amministrazione della casa di moda si è chiuso decidendo di rimanere ancora per cinque giorni fermo a quel primo bivio da cui dipende il futuro di un’eccellenza del made in Italy e dei suoi 1.200 dipendenti, di cui 500 solo a Mantova: bloccare tutto, mandare in fumo tre stagioni e uscire dal mercato o investire su due mesi di continuità produttiva e commerciale vitali? Da cosa dipenda questa non-scelta, che comunque concede altro tempo e speranza ai dipendenti, al momento non è dato saperlo. Come nulla è trapelato dall’assemblea dei soci che avrebbe dovuto esprimersi su quel ponte da 1,5 milioni di euro che, come deciso al tavolo del Mise, dovrà entro il 15 febbraio iniziare a traghettare l’azienda sulla sponda del salvataggio. Ma forse non è un caso che il cda abbia scelto di riaggiornarsi proprio mercoledì 3 febbraio: non è escluso che sia un temporeggiare in attesa di una decisione di Investcorp che potrebbe arrivare il 1°.

 

IL 1°: COMITATO INVESTIMENTI DEL FONDO

Era stato l’avvocato Montironi, consigliere di amministrazione di Corneliani e rappresentante di Investcorp, a informare il tavolo di crisi che lunedì 1° febbraio a Londra si riunirà il comitato investimenti del fondo che detiene l’86% della casa di moda mantovana. È quindi possibile che in quella sede venga presa una decisione in merito all’apporto finanziario necessario alla continuità aziendale, preteso da lavoratori e sindacati e sollecitato dalle stesse istituzioni con in testa il sindaco Palazzi.

PRESIDIO SOTTO LE FINESTRE DELL'AD

Quattro ore al gelo insopportabile e l’ansia a devastarle dentro: in attesa di quel respiro arrivato solo a sera, operaie e impiegati iL 29 gennaio hanno scioperato quattro ore rimanendo sino alle 17.30 sotto le finestre della palazzina che ospita l’ufficio dell’amministratore delegato Brandazza. Ma lui non c’era. «Abbiamo spostato il presidio qui dai cancelli – ha spiegato il segretario generale della Filctem Cgil Michele Orezzi – convinti che in azienda ci fosse qualcuno e invece i parcheggi dei vertici sono completamente vuoti: nelle ore più difficili per l’azienda ci saremmo aspettati che qualcuno venisse a metterci la faccia come hanno sempre fatto i lavoratori. Non è così». Fino all’ultimo avevano sperato in un rinvio di cda e assemblea dei soci temendo imboscate: «La paura di tutti qui è il blocco – ha ribadito Deborah Comoglio di Femca Cisl – noi abbiamo bisogno di continuità produttiva ed è quello che hanno chiesto anche le istituzioni al tavolo del Mise». Tavolo che ha visto «un atteggiamento dei soci inqualificabile – ha rimarcato il segretario generale della Uiltec Uil Giovanni Pelizzoni – anziché dare la disponibilità per la liquidità necessaria al salvataggio, hanno battibeccato tra di loro accusandosi come sempre a vicenda, tenendo anche, a un tavolo istituzionale così importante e qualificato, un atteggiamento veramente increscioso, lo stesso atteggiamento che ha portato l’azienda a questo disastro».

Quei contrasti tra azionisti che i lavoratori hanno solo subito sulla propria pelle come ci ricorda Valeria, che dopo ventidue anni dietro la macchina da cucire ora «sono quasi due anni ormai che di notte non si dorme e di giorno non si vive».
 

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