Mantova, nella fabbrica dismessa nasce una cittadella dell’edilizia

Il consorzio Comarte pronto a investire tre milioni: «Il Comune condivide il nostro progetto»  

MANTOVA. Una cittadella dell’edilizia in via Parma, di fronte al Migliaretto: un luogo dove trovare non solo materiali, professionalità e progetti per costruire nuovi immobili o per ristrutturare quelli esistenti, ma anche spazi e laboratori per imprese, professionisti e università. È la sfida lanciata da Comarte, il consorzio mantovano artigiani edili e affini con sede a Pegognaga che, dopo aver festeggiato di recente i 45 anni di attività, punta a sbarcare in forze nel capoluogo.

Lo fa in controtendenza rispetto a come sta andando il settore edile e l’economia in generale (male) ma con una visione di prospettiva. Dice il presidente Vittorio Terziotti: «Abbiamo deciso di investire sulla città nonostante il momento di crisi generalizzato e del settore, poiché in questi anni a Mantova sono molto cresciuti gli investimenti nel recupero urbano ed edilizio. Puntiamo su una nuova fase, favorita anche dai bonus edilizi, di crescita della filiera artigianale ed edilizia».

Il consorzio è pronto ad investire «dai tre ai cinque milioni di euro – spiega il direttore Stefano Casaroli – un’operazione molto impegnativa ma che ci serve a sbarcare in città dove adesso abbiamo solo un presidio di emergenza per i nostri soci». Lì, nella stessa area alle porte della città, che per ora condivide con le cantine del Serraglio. Il progetto è di acquistare, e portare a nuova vita, quell’ex area industriale degradata che un tempo ospitava un’attività siderurgica. Si tratta di 15.500 metri quadrati che ospitano edifici per 7.600 metri. È la proprietà della Maver srl, che sorge accanto alle cantine del Serraglio.

«Abbiamo inviato al Comune una lettera di intenti in cui spieghiamo che cosa vogliamo fare – dice Casaroli – e l’amministrazione ha condiviso. A breve acquisteremo l’area ed entro la primavera presenteremo il piano attuativo. Pensiamo di essere anche un’occasione per recuperare un’area degradata: lì ci sono anche capannoni con tetti in amianto che rimuoveremo. Puntiamo anche a restaurarne uno costruito tra gli anni 60 e 70, 1.390 metri quadrati di archeologia industriale che vorremmo offrire alla cittadinanza come esempio di recupero del patrimonio immobiliare. Quanto ci vorrà per fare tutto? Non meno di tre anni» dice il direttore.

Ma già si parla di accelerare al massimo e di terminare entro il 2023. Nella “cittadella”, oltre a prodotti e consulenze edili, ci saranno anche spazi per esposizione, laboratori di progettazione e ricerca aperti a imprese, professionisti, enti di formazione e università. Sarà anche un’occasione di lavoro: da qui al 2023 si prevedono trenta assunzioni legate alle fasi di avanzamento del progetto. «Vogliamo fare un’aggregazione di specialisti del settore, di cui saremo i capofila. Non vogliamo fare concorrenza alle multinazioni dei Brico».
 

La guida allo shopping del Gruppo Gedi