Anche i night club mantovani sono al palo: «Zero prospettive, così si chiude»

Crisi profonda per i locali di intrattenimento con lap dance: in bolletta baristi, ballerine, buttafuori e dj

MANTOVA. Letteralmente in mutande. Al palo. Con il sedere al vento. Le battute, i luoghi comuni, si sprecano. Sono come dei calci di rigore a porta vuota visto l’argomento. Ma se si scava nel profondo ci si accorge che oltre le facili ironie c’è un mondo intero che vive con l’acqua alla gola. Quello dei night club, dei locali notturni, in ginocchio dall’inizio della pandemia e impossibilitati a rialzarsi.

Per loro non c’è asporto che tenga, non c’è protocollo che possa mitigare la situazione. E la crisi è tangibile, tanto che quasi tutti i locali sono sull’orlo del tracollo. E l’eventuale caduta porterebbe nel baratro anche decine di lavoratori che mettono il pane in tavola con quel lavoro.



I PREGIUDIZI

I gestori dei locali faticano ad esprimere il loro punto di vista: «C’è troppo pregiudizio, la gente non capirebbe e, anzi, molti sarebbero contenti nel sentire le nostre lamentele». Il “prodotto” offerto è particolare e spesso rinnegato: «Quello che non si comprende è che siamo un locale come tanti altri, solo che noi l’asporto mica lo possiamo fare. E da noi lavorano decine di persone tra baristi, cassieri, buttafuori, ragazze e dj. Gente che è a casa praticamente da marzo con pochi soldi per tirare avanti».

LE DIFFICOLTÀ

I locali notturni con presenza di ragazze definite “figuranti di sala” hanno a disposizione un protocollo operativo estremamente rigido, data la natura dell’offerta per i clienti. In soldoni le norme sono simili a quelle dei bar, con l’aggiunta di molte accortezze che limitano l’azione delle ragazze durante il servizio di lavoro. Il ballo sul palco o sui pali della lap dance è consentito ma indossando la mascherina, vietato l’utilizzo delle stanze privé e nessun cliente al bancone del bar per le consumazioni. Norme pesanti che chiaramente hanno scoraggiato i clienti.

IL PROBLEMA PIÙ GRANDE

Ma l’ostacolo maggiore è rappresentato dagli orari. Il coprifuoco alle 22 è una mannaia per i locali notturni. Inoltre gli esercizi devono tassativamente chiudere entro le 18. Impensabile quindi aprire con queste restrizioni: «In estate abbiamo provato ad accogliere clienti quando la chiusura era alle 24 – spiega uno dei gestori – ma entravano comunque in pochi. È chiaro, noi di solito a quell’ora iniziamo ad accogliere la gente, impensabile chiudere così presto».

IL FUGGI FUGGI DELLE RAGAZZE

Per questi locali un altro problema serio è quello legato alle figuranti. Molte sono straniere e all’inizio della pandemia hanno deciso di tornare nei loro paesi d’origine. Ritrovarle, una volta finito il caos, sarà difficile, perché, nel frattempo, hanno cercato occupazione in altri esercizi o in altri settori: «I locali lap dance negli ultimi anni sono entrati in crisi – sottolineano i gestori – ora questa situazione rischia di diventare la mazzata finale. Molti non riapriranno».

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