Corneliani Mantova, riparte il pressing dei sindacati sui soci: subito i soldi senza condizioni 

Un milione per sbloccare i 22 attesi dal Mise e dalla vendita della collezione finita. Orezzi: «Il ponte sarà un moltiplicatore di altre risorse in arrivo con la continuità produttiva»

MANTOVA. Un milione e mezzo di euro o anche meno per sbloccarne ventidue: ruota attorno a questo, ovvero al rischio di trovarsi in una situazione al limite del paradossale il pressing e il lavoro di diplomazia di queste ore da parte di sindacati e istituzioni perché gli azionisti garantiscano «senza condizioni» la continuità produttiva della Corneliani. Perché i contrasti tra soci che hanno tenuto banco anche al tavolo di crisi del Mise non mettano a repentaglio il futuro della casa di moda ormai a un passo dal salvataggio.

Un milione e mezzo è quanto stimato dall’amministratore delegato Brandazza per proseguire l’attività senza intaccare l’interesse dei creditori. E i 22 milioni da sbloccare sono la somma dei 10 che arriveranno dal Fondo per le crisi d’impresa creato con il decreto Rilancio con i 12 che verranno fatturati una volta consegnata ai clienti la collezione primavera-estate ormai agli ultimi ritocchi in via Panizza 5. Da una parte l’ingresso dello Stato, attraverso Invitalia, nel capitale di Corneliani «deve avvenire a condizioni di mercato e unitamente ad un terzo investitore privato indipendente» come ricordato da Invitalia al tavolo del 27 gennaio: ciò significa che non potrà avvenire prima della presentazione di un’offerta di acquisizione da parte investitori interessati come Marco Boglione di BasicNet che ha definito importante la prosecuzione delle attività perché l’azienda rimanga sul mercato.


Dall’altra, in caso di blocco produttivo e commerciale salterà la fatturazione prevista nei prossimi due mesi e che potrebbe essere anche superiore ai 12 milioni stimati così come potrebbe essere inferiore a 1,5 milioni la cifra necessaria a garantire continuità. Senza contare la campagna vendite autunno-inverno iniziata solo il 25 gennaio e cruciale per poter progettare il futuro.

Così mentre si attende una decisione dal board di Investcorp che si è riunito il 1° febbraio a Londra e quella del cda Corneliani riaggiornato al 3, i sindacati tornano all’attacco con la richiesta agli azionisti (Investcorp e famiglia Corneliani) perché immettano i capitali necessari senza le condizioni poste al tavolo di crisi. Perché, spiega il segretario generale della Filctem Cgil Michele Orezzi «ora come ora non è necessario che il “ponte” sia molto lungo» ma «serve che le sue fondamenta siano quelle giuste». «Le prime pietre devono essere garantite dall’attuale proprietà – chiarisce – che deve mettere mano al portafoglio senza alcuna condizione ma solo per responsabilità verso le 2mila famiglie aggrappate a questa vertenza. È un ponte che diventerà un moltiplicatore di altre risorse che si libereranno con la continuità produttiva, commerciale fino ad arrivare a quella di concordato. Il resto lo faranno gli importanti tavoli istituzionali già previsti, tra Regione Lombardia e Mise, e speriamo gli interessamenti che ci auguriamo si concretizzino già nella prossima settimana: tra il cavalier Boglione e gli altri “dossier” nominati senza ulteriori dettagli dall’ad Brandazza al tavolo presieduto dal sottosegretario Todde».

Tavolo che ha posto basi «su cui credo – dichiara poi il segretario generale di Femca Cisl Gianni Ardemagni – si possa davvero lavorare per costruire risposte concrete. La disponibilità delle istituzioni a esplorare opportunità che integrano quelle confermate dal Mise può permettere di coprire un periodo di tempo necessario al completamento dell’offerta di BasicNet evitando il fermo delle attività. Confido che le scelte del cda siano orientate a questi obiettivi e alla responsabilità sociale, approvando lo stanziamento di risorse aggiuntive, almeno per il periodo indicato al tavolo. Ognuno dovrà fare la sua parte per salvaguardare il futuro di un’azienda importante e delle sue lavoratrici, che anche in questi momenti stanno dimostrando un forte senso di responsabilità». Insomma «è chiaro che il Mise può intervenire solo in presenza di un terzo investitore e in questo momento il salvataggio dell’azienda è legato ai soci – conclude il segretario generale della Uiltec Uil Giovanni Pelizzoni – che hanno la responsabilità di mettere i soldi che servono e non far naufragare l’unica speranza che abbiamo, mettendo da parte i loro contrasti e le condizioni poste al tavolo».
 

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