Mantova, presidio ai cancelli per il cda Corneliani: via al salva-aziende, palla al terzo socio

Gli azionisti decidono su continuità e investimento ponte. Chi affiancherà il Mise: BasicNet o altri investitori fantasma? 

MANTOVA. Rieccoci al primo bivio sulla strada del salvataggio Corneliani: torna a riunirsi oggi il consiglio di amministrazione chiamato a decidere sulla continuità produttiva delle prossime settimane e sul suo finanziamento da parte degli azionisti. Nelle stesse ore l’onda rossa sarà di nuovo ai cancelli di via Panizza 5 in attesa di un responso a cui è appeso il futuro di 500 famiglie a Mantova, 1.200 in tutto il gruppo e ben duemila considerando anche l’indotto. Intanto da ieri è diventato operativo il fondo salva-imprese che vedrà lo Stato entrare nel capitale della casa di moda con 10 milioni di euro. Ma all’appello manca ancora il terzo socio indipendente senza il quale l’operazione non può partire: sarà BasicNet o uno dei nuovi investitori “fantasma” che si sono fatti avanti con l’anno nuovo?



Dopo i due rinvii all’ultimo minuto del 13 e 20 gennaio e la sospensione di venerdì scorso, il consiglio di amministrazione della Corneliani aggiornato a questo pomeriggio, sarà “accompagnato” dal presidio delle lavoratrici in mobilitazione dall’antivigilia di Natale. Dagli azionisti Investcorp (che detiene l’86,5%) e famiglia Corneliani (13,5%) dipendenti, sindacati e istituzioni si aspettano arrivi la prima pietra per la costruzione di quel ponte da 1,5 milioni (ma forse servirà anche meno) che, garantendo la continuità produttiva e commerciale necessaria per non uscire dal mercato senza intaccare gli interessi dei creditori, possa traghettare l’azienda sulla sponda di un concordato in continuità con la partecipazione del Mise e di un terzo socio.



Terzo socio che è condizione sine qua non per lo sblocco dei 10 milioni di euro garantiti a più riprese dal ministero. Tanto più adesso: da ieri è operativo il fondo che consente allo Stato, attraverso Invitalia, di entrare in minoranza nel capitale di rischio di aziende in crisi per un periodo non superiore a 5 anni. Ad annunciarlo è stata la sottosegretaria Alessandra Todde: «Dal 2 febbraio possono essere inviate le domande di acceso al fondo di salvaguardia per le aziende in crisi. Con questo fondo, l’Italia torna a fare politica industriale, tutelando i lavoratori e investendo nel made in Italy». Una procedura elettronica che nel caso Corneliani si dovrebbe tradurre nella convalida ufficiale di una richiesta già fatta: in base a quanto si apprende via Panizza 5 l’avrebbe depositata subito dopo la pubblicazione del decreto attuativo del 14 dicembre. Insomma il Mise è pronto e ora tocca al terzo socio .



Al momento gli occhi sono puntati su Marco Boglione di BasicNet, che entro la fine della prossima settimana (prima del nuovo tavolo al Mise del 15 febbraio) scioglierà le sue riserve sulla fattibilità di un progetto di rilancio, ma sul piatto ci sono anche altri possibili investitori interessati. A menzionarli era stato lo stesso amministratore delegato Giorgio Brandazza al tavolo di crisi del 27 gennaio facendo riferimento ad «altri dossier», senza aggiungere ulteriori dettagli in quanto in attesa di passaggi concreti. Siamo di nuovo ai, già visti, investitori “fantasma”? C’è da chiedersi fino a quando rimarranno tali: con il via libera al fondo del Mise, i tempi si stringono ancora di più. 


 

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