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Cop21 in liquidazione. Svanisce il sogno del dopo raffineria di Mantova affidato al pellet

Era la cooperativa costituita dagli ex lavoratori della Ies.  Aveva proposto un progetto di reindustrializzazione



MANTOVA. Il sogno della reindustrializzazione dal basso è svanito. La cooperativa Cop21 nata dagli ex dipendenti Ies per riprendersi lavoro e futuro dopo che la raffineria aveva chiuso i battenti sacrificando quasi 300 posti di lavoro, è giunta al capolinea. Il tribunale di Mantova l’ha posta in liquidazione coatta e ha nominato il dottor Nicola Malavasi commissario liquidatore. Non ci saranno, dunque, operai proprietari. Circa trenta le persone che hanno perso oltre al posto di lavoro anche la speranza di una prospettiva imprenditoriale “fai da te” che aprisse nuovi orizzonti anche all’economia della città. E che hanno visto sfumare l’investimento iniziale fatto di tasca propria.


Dai vecchi amministratori nessun commento, ma solo un orgoglioso trincerarsi dietro il più stretto riserbo che copre la fine di un’esperienza travolta dalle difficoltà finanziarie e, dice qualcuno, anche dall’indifferenza della politica. Eppure, era stata proprio la politica (le istituzioni) a incoraggiare la nascita della cooperativa, nella primavera del 2016, nell’orbita del consorzio di cooperative sociali gestito dal Sol.Co; «ma a luglio 2019 Cop21 era uscita; aveva preso una sua via autonoma ed era diventata una cooperativa di produzione e lavoro», afferma Gianluca Ruberti, direttore del Sol.Co e fino all’estate di due anni fa presidente di Cop21.

La quale era nata con un progetto ambizioso: produrre pellet in un proprio impianto con la biomassa Herbal Crops coltivata in proprio, e commercializzarlo per il suo utilizzo in caldaie per la produzione di energia elettrica oppure per il riscaldamento di ambienti pubblici e privati.

Questo non era il solo progetto a cui era stato affidato il post-Ies. Il tavolo della Regione con le altre istituzioni locali, i sindacati e le aziende promotrici dei vari progetti aveva scelto anche il Multifactory R84, una sorta di coworking che aveva trovato spazio nelle tre palazzine dell’ex foresteria Ies (ma che non coinvolgeva ex operai della raffineria), e Capoterra, il progetto che contemplava la produzione e la commercializzazione di ortaggi in serra (il famoso “lattughino”). Tutti disegni ambiziosi che avrebbero dovuto portare 200 posti di lavoro in quattro anni. Alla fine, però, sarebbero stati meno di un quarto. Il “lattughino”, per la cronaca, fu il primo ad alzare bandiera bianca nel marzo 2017.

Già l’esperienza Cop21 era nata tormentata e con alte montagne da scalare. Basti pensare che dalla sua costituzione all’avvio della produzione passarono due anni. La posa della prima pietra dell’impianto di produzione di pellet avvenne a fine febbraio di tre anni fa a Corte Bassani, in strada Cipata, la sede della Cop21 di fronte alla raffineria, donata dalla stessa Ies alla cooperativa.

Nel novembre dello stesso anno, però, cominciavano già le prime difficoltà; il cantiere dell’impianto, a causa di difficoltà finanziarie della cooperativa, si era fermato ma continuava ad andare avanti la rete commerciale messa in piedi dagli ex dipendenti Ies per vendere pellet importato dall’estero. La speranza era che arrivassero al più presto i finanziamenti chiesti alle banche.

Nel febbraio 2019 i soldi, 750mila euro di banco Bpm, arrivarono; era, però un decimo di quanto previsto per costruire l’impianto che, infatti, fu ridimensionato e trasferito in un capannone a Valdaro. Lì la produzione di pellet poteva partire. Era, però, un fuoco di paglia. L’attività della coop si metteva in moto ma non decollava e si è spenta subito. A Valdaro, per ora, resta la produzione fatta da Green Energy, la società partecipata al 10% da Cop21e controllata da imprenditori bresciani.

«Dispiace molto per come è finita perché i lavoratori di Cop21 hanno messo una straordinaria passione in questa iniziativa» dice il sindaco Mattia Palazzi che aveva seguito da vicino il progetto.

E precisa: «Il progetto, così come quello del lattughino mai partito, fu selezionato dal tavolo della Regione in seguito a istruttoria e verifica dei piani finanziari. Al Comune, così come altri enti locali, fu chiesto di aiutare questi progetti ed è quanto abbiamo provato a fare, mettendo anche a disposizione un fondo a sostegno dei lavoratori, a condizione fossero regolari i pagamenti verso lavoratori e fornitori. Purtroppo, entrambi i progetti non si sono dimostrati solidi; in particolare, è venuto meno l’apporto finanziario privato previsto nel business plan presentato e verificato nel tavolo di Regione».
 

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