'Ndrangheta a Viadana, perquisizioni e sequestri. Indagato l'ex assessore Tipaldi

L'operazione Gemelli della Dda di Brescia smantella gli affari della cosca Arena. Sequestrati i patrimoni di 4 società di autotrasporti

MANTOVA. Anni di indagini, scattate dopo l'inquietante intercettazione del 2006 in cui due giovani puledri della 'ndrangheta si vantano al telefono: "Ormai Viadana è il nostro. Ora ci possono prendere 30 anni, 50 anni o l’ergastolo, ma Viadana è il nostro… ”. Così veniva invitato un noto personaggio della criminalità calabrese a trasferirsi al Nord.

Il 10 febbraio l'operazione "Gemelli", coordinata dalla Dda di Brescia, ha segnato punto sugli affari della cosca degli Arena che ha eletto Viadana come centro operativo. La polizia di stato e la guardia di Finanza hanno sequestrato i patrimoni aziendali di 4 rilevanti società di autotrasporti per circa 1,5 milioni di euro nelle province di Mantova, Reggio Emilia e Crotone.

Su disposizione dei sostituti procuratori Paolo Savio e Claudia Moregola, della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Brescia, sono state eseguite 15 perquisizioni a carico di altrettante persone fisiche, con  esecuzione del decreto di sequestro preventivo d’urgenza di attività economiche tra cui importanti società di autotrasporti e società immobiliari ed edili, per un valore totale di circa 1.500.000 euro.

Tale valore rappresenta parte dei reinvestimenti della locale di 'ndrangheta operante a Viadana affiliata alla famiglia Arena di Isola di Capo Rizzuto e comprende le quote sociali e i  patrimoni aziendali di 4 rilevanti società di autotrasporti, con sede nelle province di Mantova, Reggio Emilia e Crotone e riconducibili al sodalizio, 7 fabbricati, 3 terreni e 14 automezzi.

Le investigazioni hanno avuto ad oggetto un’associazione per delinquere‘ndranghetista di soggetti originari di Isola di Capo Rizzuto e del crotonese che si sono da tempo stanziati nel mantovano e che hanno promosso e organizzato una cosca di 'ndrangheta, che ha gestito per anni il territorio di Viadana.

L’indagine è stata svolta dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, dalle Squadre Mobili di Mantova e Brescia, dal Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza e dal G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Brescia, permettendo di far luce sull’infiltrazione e sul radicamento della criminalità organizzata nel tessuto economico del Nord Italia, in particolare nei settori dell’autotrasporto ed immobiliare delle province di Mantova e Reggio Emilia.

Tra le persone perquisite, l'ex consigliere comunale e poi assessore di Viadana Carmine Tipaldi, che secondo le indagini avrebbe partecipato al sodalizio quale punto di riferimento anche politico per l’organizzazione 'ndranghetista.

In particolare, l’indagine di polizia giudiziaria ha permesso di accertare che, a partire dalla fine degli anni ’90, alcuni personaggi originari di Isola Capo Rizzuto  si sono trasferiti appositamente in provincia di Mantova e soprattutto nel comune di Viadana, per riciclare ingenti somme di denaro reinvestendole, principalmente, in aziende attive nel trasporto di merce su gomma ed operazioni immobiliari.

Proprio il settore degli autotrasporti veniva pesantemente condizionato dalla costituzione di un vero e proprio cartello tra imprese e dal ricorso sistematico a pratiche illegali.

L'inchiesta ha consentito di appurare che gli indagati, nel giro di pochi anni, hanno conseguito un notevole benessere economico, del tutto sproporzionato rispetto ai redditi effettivamente percepiti. In particolare, hanno investito denaro nella costituzione di società nel settore del trasporto su strada, operanti nell’economia reale, inquinando il tessuto economico “sano” e reimpiegando i proventi illeciti, così guadagnati, nel settore immobiliare.

Tra le condotte illecite del sodalizio, anche delitti tributari quali l’omessa dichiarazione, l’occultamento o distruzione di documenti contabili e la sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte. Nel corso del tempo, sentendosi il fiato sul collo degli investigatori hanno intestato fittiziamente beni e quote societarie a terzi, trasferendoli ai familiari.

Nell’ambito di altra ed autonoma attività di polizia giudiziaria odierna, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia bresciana, sono state inoltre effettuate dai Nuclei di Polizia Economico-Finanziaria di Brescia e Cremona della Guardia di Finanza perquisizioni personali, domiciliari e societarie a carico di sodali del clanGrande Aracri, operanti in provincia di Cremona. Il sodalizio, per il tramite di società operanti nel settore edile, commetteva frodi fiscali attraverso l’emissione e l’utilizzo di fatture false, core business della cosca 'ndranghetista

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