Grassi, mozione anti aumenti: «Non più di due euro al giorno»

Il centrosinistra viadanese propone la sua ricetta per salvare la casa di riposo Grassi e tutelare ospiti e famiglie

VIADANA. «Aumenti da non più di 2 euro al giorno»: il centrosinistra viadanese propone la sua ricetta per salvare la casa di riposo Grassi e tutelare ospiti e famiglie. I consiglieri comunali Nicola Federici (Uniti per Viadana), Fabrizia Zaffanella, Benedetta Boni (ioCambio) e Silvio Perteghella (Viadana Democratica) hanno presentato una mozione sul tema, da votare nel prossimo consiglio comunale. Come si ricorderà, con l’inizio dell’anno la Rsa aveva deciso di ritoccare le rette (8-15 euro in più al giorno) al fine di fronteggiare l’incremento dei costi e la diminuzione dei ricavi conseguenti alla pandemia. Il rincaro era stato poi congelato a fronte dell’impegno dell’amministrazione municipale di stanziare un contributo straordinario.

«Chiediamo – la proposta dei gruppi di opposizione – che nel prossimo bilancio preventivo del Comune venga stanziato un contributo da 100mila euro (la Grassi ne avrebbe chiesti per iscritto da 80 a 100mila), purché la Rsa si impegni a non aumentare le rette 2021 per più di 2 euro al giorno». Si chiede inoltre che l’amministrazione dell’istituto geriatrico definisca un progetto che recepisca le richieste di miglioramento del servizio presentate dalle famiglie degli ospiti, nonché che si impegni a relazionare a precise scadenze al consiglio comunale. I gruppi del centrosinistra propongono altresì che la Grassi e il Comune verifichino la possibilità di partecipare a bandi che mettono contributi a disposizione della comunità, nonché la presenza di soggetti (banche, imprese) disponibili a sostenere l’impegno delle istituzioni. «Chiediamo infine si attivi un tavolo, presenti anche le parti sociali e le categorie economiche, per richiamare Regione Lombardia a rivedere il sistema dei rimborsi di sua competenza». Secondo i consiglieri comunali, infatti, la Regione da almeno quindici anni rimborsa alle Rsa la quota sanitaria in misura inferiore a quanto disposto dalle normative (la quota a carico degli ospiti non dovrebbe superare il 50 per cento delle rette), «senza tenere conto degli aumenti nel frattempo sopravvenuti e scaricando sugli ospiti parte dei costi per le prestazioni sanitarie». 
 

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