Mantova, ora le scuole sono meno affollate: ma si moltiplicano le quarantene

Metà compagni online da casa e metà in aula, oppure alternanza per classi: a ogni istituto la sua ricetta

MANTOVA. C’è chi sceglie di smezzare ogni classe: il 50 per cento di studenti a lezione in aula e i compagni a casa con la didattica a distanza. C’è chi invece l’alternanza la pratica alle classi intere. Le scuole superiori, in questa era condizionata dalla pandemia, funzionano così. E ogni istituto ha trovato soluzioni ad hoc ai problemi che, inevitabilmente, questa organizzazione comporta.

Con un’incognita di fondo che molti presidi segnalano: il moltiplicarsi di quarantene fiduciarie. Perché sempre più spesso accade che qualche studente scopra di essere positivo dopo il tampone. Quando accade, tutti i compagni di classe devono starsene chiusi a casa in quarantena. È l’inconveniente della scuola in presenza, che ovviamente non si pone con la didattica a distanza.


Ritrovare la stabilità e una nuova routine, negata in questi mesi a studenti e insegnanti, insomma non è facile. Ma ci si prova. «Noi facciamo la rotazione settimanale in presenza di biennio e triennio. Il fatto di aver potuto mantenere l’orario di sempre è un vantaggio, molte famiglie erano preoccupate dalla possibile introduzione del doppio turno d’ingresso». A parlare è la preside dell’istituto Fermi, Marianna Pavesi. È la scuola più popolata della provincia: più di 1.800 studenti e una sola sede. Da un punto di vista meramente statistico, la probabilità di qualche caso positivo è significativa. «Per noi organizzare la presenza significa comunque avere a scuola poco meno di un migliaio di ragazzi – dice la preside – in queste prime settimane di lezioni in presenza le cose hanno funzionato bene».

Anche all’istituto Manzoni di Suzzara, con quarantotto classi, è stato scelto di non smezzare le classi. «Non funzionava – dice la preside, Paola Borghi – per gli insegnanti risulta molto difficile tenere agganciati a quanto accade in aula gli studenti che seguono da casa. E poi c’è il problema delle verifiche, che vanno fatte in presenza. Gli stessi studenti preferiscono restare tutti in classe o tutti a casa. Il fatto che solo la metà sia presente a scuola ci consente di gestire la cosa con maggior sicurezza e tranquillità per tutti».

Non tutti gli istituti hanno fato questa scelta. Certe scuole hanno il problema di avere diverse aule troppo piccole per tenere più di venti studenti. «Noi siamo partiti subito dividendo a metà le classi più numerose – spiega il preside dell’istituto Falcone di Asola, Giordano Pachera – mentre quelle più raccolte sono in presenza al 100 per cento. I ragazzi non si lamentano. Chi è a casa segue le lezioni come se fosse in aula e ha la possibilità di interagire. E comunque sa che la settimana successiva sarà in presenza. Quando saranno pronte le nuove aule, a breve, potremo aumentare il numero di classi completamente in presenza, perché gli spazi sono di 54 metri quadrati».

Anche al liceo classico Virgilio ogni classe è divisa a metà. «Ci stiamo trovando bene, il distanziamento è maggiore e quindi tutto è più sicuro» spiega la preside Carmen Giovanna Barbieri. Il Virgilio è dotato di aule molto alte e strette. Questo indubbiamente ha spinto la scuola a scegliere la divisione delle classi. «Stiamo predisponendo nuovi microfoni per potenziare il volume, visto che l’acustica non è buona – spiega la dirigente – certo, le verifiche in classe vanno fatte in due tempi, ma nel nostro caso era prioritaria la sicurezza».

Anche negli istituti Bonomi Mazzolari e Vinci le classi si dividono e alternano in presenza. «Questo sistema ci permette di avere un’alternanza in aula più frequente, elemento indispensabile per tenere alta la motivazione di ragazze e ragazzi – argomenta il preside Roberto Capuzzo – abbiamo acquistato strumenti di nuova generazione per migliorare la qualità della didattica a distanza. Purtroppo in questo periodo i casi di positività sono piuttosto frequenti. Dobbiamo quindi essere sempre pronti a passare alla didattica online per le classi in quarantena». 

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