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Sfida tecnologica per la terrazza più alta d’Italia, a Ponti già partiti i cantieri alla ciminiera della centrale termoelettrica

Svuotata la ciminiera da 150 metri, inaugurazione nel 2023 Belvedere a 360 gradi con vista su lago, monti e pianura

Francesco Romani
2 minuti di lettura

La centrale elettrica di Ponti sul Mincio e la spettacolare vista dalla ciminiera

PONTI SUL MINCIO. Il panorama dalla ciminiera è mozzafiato. Spazia dalle cime innevate delle Prealpi agli Appennini. Da Verona a Mantova che si scorge adagiata nella pianura, dalle vette delle “piccole Dolomiti”, al lago di Garda. Un giro d’orizzonte a 360 gradi che entro pochi anni sarà a disposizione di tutti. Grazie all’intuizione che i gestori della centrale termoelettrica di Ponti sul Mincio hanno avuto. Ispirati forse dal trovarsi già in uno degli angoli più suggestivi del Mantovano lungo il corso dell’Alto Mincio. E forse anche desiderosi di restituire in modo tangibile al territorio che ospita dal 1965 l’impianto industriale un po’ di quella bellezza che ha sempre segnato la vita della centrale.



Sin dai primi colpi di biro su un foglio, dati agli inizi degli anni ’60 dall’architetto Ezio Sgrelli. Che per primo capì che una centrale oltre a produrre energia doveva provare a inserirsi nel paesaggio. Disegnò un parco. Al centro pose l’edificio della centrale, un basamento in lastre rosate sopra cui stanno delle aperture per dare luce. Una sorta di cattedrale laica, inno a quell’energia che negli anni ’60 toglieva l’Italia dalla povertà. Con gli interni di design: calcestruzzo martellinato, marmi rossi per i pavimenti. E il cuore produttivo, la enorme sala macchine, come una navata di una antica chiesa.

Forse tutto questo ha ispirato i proprietari della centrale, A2A, Agsm e Dolomiti Energia a rinunciare ad abbattere la grande ciminiera da 150 metri, ormai inutilizzata, per trasformarla in una torre panoramica e museale. Un tributo a Comune di Ponti e Parco del Mincio che gestiranno in convenzione gratuita il tutto dopo che i proprietari completeranno “al grezzo” l’opera.

Lo spiega il direttore di centrale Fulvio Guidi, natali a Voghera, barba fluente ed esperienza solida da ingegnere navigato. «Abbiamo già fatto i lavori preliminari. L’interno della ciminiera è stato svuotato ed abbiamo tolto le due canne fumarie» dice. Un lavoro delicato e incredibile: i due enormi condotti d’acciaio spesso 2 centimetri e mezzo, lunghi 150 metri e di due di diametro, alla fine pesavano come una nave di medie dimensioni. E sono usciti dal ventre della ciminiera dove fra qualche mese il progetto di sistemazione sarà messo a gara. Serviranno poi quasi due anni di cantieri perché nel 2023 la torre panoramica sia pronta.



«I lavori da fare sono notevoli - prosegue Guidi - perché è stato fatto un concorso di idee ed è stato scelto il progetto architettonico vincente. Ma ora bisogna calarlo nella realtà». Tradotto: i proprietari della centrale investiranno ben oltre il milione di euro per la realizzazione del belvedere panoramico, il progetto c’è, ma le sfide tecniche e ingegneristiche sono tutte ancora da affrontare. «Ad esempio, abbiamo previsto due ascensori gemelli. Uno funzionerà per portare in quota i visitatori, l’altro sarà attivato in caso di necessità per affiancare la cabina guasta e trasbordare a terra gli utenti». Una sorta di rendez vous da stazione spaziale. Ma tutte le sfide saranno una sorta di “prima assoluta”. A partire dal portare i materiali a 150 metri d’altezza, anche usando elicotteri, per finire con la verniciatura esterna. Ma una sfida sarà anche conservare il nido di falco pellegrino. Che dalla ciminiera oggi gode di un belvedere unico e si getta a oltre 300 orari sulle sue prede.

Il belvedere che nascerà, una enclave nella centrale raggiungibile dalla ciclabile Mantova Peschiera che movimenta oltre 200mila utenti l’anno, sarà la più alta torre industriale panoramica italiana. «Vede questi - conclude il direttore battendo la mano sui motori Ansaldo della centrale - tutta tecnologia italiana. Perché non avevamo niente da invidiare. A nessuno». Ma la sfida della torre panoramica ricorderà a tutti che la tecnologia italiana, sposata alla sua bellezza, ha ancora da incantare il mondo.

Gestione unica. A gestire la centrale, caso unico in Italia, non è una società, ma una “proprietà in comunione” di A2A di Brescia, Agsm di Verona e Dolomiti Energia. Una sorta di “condominio” dove anche i dipendenti sono divisi fra i proprietari.

Vie di roccia. La futura torre panoramica sarà per i primi 30 metri attrezzata esternamente come palestra di roccia. L’ipotesi è quella di chiamare un alpinista che apra una via sino alla cima da eseguire all’inaugurazione.

Barriere di vetro. Il belvedere sarà dotato di una vetrata circolare con serigrafati i punti geografici (montagne, città ecc).

Luci flash. Cambiando il colore esterno, il registro aeronautico ha imposto di mettere una luce flash sulla sommità.

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