Le detenute dipingono il mare: il carcere di Mantova diventa una tela

Decorati l’ingresso, il corridoio, la sala della socialità e le aule. Il progetto di arteterapia proseguirà per coinvolgere la sezione maschile

MANTOVA. Balconi con vista sul mare e fiori oltre i cancelli, tra le finestre con le sbarre, annullano i confini. Grazie al progetto di arteterapia, iniziato a dicembre, le pareti della sezione femminile della casa circondariale di via Poma sono state decorate dalle detenute coordinate da Valeria Pozzi, restauratrice e decoratrice. «Sono molto soddisfatta dell'esito di questo progetto che è andato ben oltre le aspettative – dice la direttrice del carcere Metella Romana Pasquini Peruzzi – alcune detenute all'inizio erano titubanti, ma quando il corso è finito si sono mostrate spiaciute. Si era creato un bel clima tra loro e l'operatrice, hanno lavorato con piacere e sono state molto gratificate dall'esito. Hanno abbellito gli spazi in cui vivono lasciando un segno, durevole nel tempo e fruibile anche da altri, il personale e i medici ad esempio, che hanno espresso apprezzamenti. È importante dare ai detenuti la possibilità di sperimentarsi e di occupare le giornate, infinite e senza scopo nella maggior parte dei casi, esprimendosi in maniera creativa».



Sono donne italiane e straniere tra i trenta e i quarantacinque anni quelle che hanno partecipato al progetto che ha portato alla decorazione dell'ingresso, del corridoio e della sala della socialità della sezione femminile, oltre che delle due aule scolastiche. «Abbiamo cercato di evitare l'isolamento dal mondo esterno, molto pesante soprattutto in questo periodo di pandemia e di distogliere i detenuti dai pensieri ricorrenti del tempo della carcerazione – aggiunge Giuseppe Novelli, funzionario giuridico-pedagogico – dare la possibilità di riqualificare degli spazi e decorarli ha fatto molta presa. Le partecipanti al progetto hanno anche imparato a rispettare questi spazi proprio perché hanno contribuito ad abbellirli e renderli più piacevoli».



L'arteterapia è stato l'unico corso che la direzione ha mantenuto in questo periodo in cui sono state limitate al massimo le occasioni di possibile contagio tra detenuti, un centinaio tra la sezione femminile, maschile e speciali. Sulle pareti sono comparsi un ponticello tra cielo e acqua, ispirato al giardino di Givency di Monet, trompe l’oeil sul mare, cani e gatti, fiori rampicanti, glicine e rose, vasi disegnati, da terra, con gerani e ortensie, atmosfere familiari e rassicuranti che hanno dato luce e aria tra le sbarre di ogni porta e finestra. Le parole uomo, libertà, scelta vanno a comporre la frase dello psichiatra e filosofo austriaco Viktor Frankl «tutto può essere tolto a un uomo ad eccezione di una cosa: la libertà di scegliere il proprio comportamento in ogni situazione» scritta sui muri delle aule didattiche, una decorazione realizzata sempre dal gruppo delle detenute. «È parlando con loro che sono emerse le idee – spiega infine Valeria Pozzi – ho portato delle immagini da cui abbiamo preso spunto e deciso i tipi di decorazione. Le detenute hanno partecipato e la prima cosa che mi hanno chiesto è stato di dipingere il mare, poi sono venute le richieste di realizzare i loro animali d'affezione e i fiori, sempre tenendo conto degli ambienti in cui andavamo a dipingere con la presenza di porte, finestre, caloriferi, estintori e altri elementi strutturali. La ricerca della natura, l'uso dei colori in maniera terapeutica, ha fatto sì che si appassionassero e acquisissero nel tempo maggior sicurezza e competenza. Nella sala della socialità, dove leggono e giocano, abbiamo scelto decorazioni geometriche colorate di giallo, che aiuta la concentrazione, arancione caldo, che induce alla serenità, e viola che produce armonia».

Il programma di arteterapia proseguirà nei prossimi mesi nella sezione maschile, sempre grazie alla collaborazione e disponibilità degli agenti di polizia penitenziaria. In procinto di partire anche un corso di pasticceria, nel laboratorio di panificazione, attivo da anni con commesse dall'esterno, mentre prosegue, attivo anche durante i lockdown, il lavoro nell'orto del carcere, appena avviato, con produzione di ortaggi. Ancora da decidere la loro destinazione, se l’esterno o il consumo interno. 


 

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