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Savi laboratori crea economia circolare dalla produzione Inalpi

Per il colosso piemontese del latte la società di Roncoferraro recupera tutti gli scarti liquidi, solidi e gassosi 

RONCOFERRARO. Zero emissioni, zero rifiuti, zero acque di scarico. È quanto prevede il progetto che la Savi laboratori & service di Roncoferraro ha cucito addosso al gruppo Inalpi, colosso piemontese del latte cui conferiscono circa 400 allevamenti e che ha tra i propri clienti Ferrero. L’azienda mantovana, che si occupa sia di analisi ambientali e alimentari sia di progettare, realizzare e gestire sistemi di trattamento delle acque reflue, per Inalpi ha disegnato un progetto di economia circolare.

«Recuperare tutte le matrici in uscita, compresa l’anidride carbonica, ci rende unici in Italia» spiega Luca Danielli, socio e responsabile commerciale del laboratorio, che ha la sede principale a Roncoferraro, filiali a Roma, Bologna e in Sardegna e altre in arrivo. Un’azienda giovane con un’età media tra i dipendenti che supera di poco i 35 anni. Pari a zero il turnover dei collaboratori, che nel 2012 erano 18 e ora sono più di ottanta (il reclutamento prosegue), tutti periti chimici o laureati in chimica e in biologia. La collaborazione con Inalpi è cominciata nel 2013, quando l’azienda si è aggiudicata la progettazione e i lavori dell’attuale impianto, oltre alla gestione e all’analisi delle matrici ambientali.


«Hanno capito subito - prosegue Danielli - che la depurazione può essere vista non soltanto come un problema ma come una risorsa». Da lì il bando per il nuovo, avveniristico progetto, che la Savi si è aggiudicata. Come funziona? «Per produrre formaggi e latticini, Inalpi attinge acqua dalla falda - spiega l’azienda -. L’acqua reflua generata dal processo di produzione, grazie al nostro progetto sarà in parte potabilizzata e in parte rilasciata nei corsi d’acqua. Il rifiuto prodotto dalla depurazione (fango biologico) subirà, invece, una fase di digestione anaerobica, che genererà una parte gassosa (biogas) e una liquida. Quella liquida, dopo la disidratazione, diventerà un ammendante, utilizzabile in agricoltura, mentre la frazione gassosa sarà gestita dall’impianto di biogas».

A rendere unico il progetto è, però, il recupero completo della frazione gassosa: «Con il trattamento all’interno dell’impianto di biogas, produrrà biometano utilizzato come carburante per i mezzi pesanti, e anidride carbonica che, una volta trattata e stabilizzata, potrà essere riutilizzata all’interno della stessa Inalpi o commercializzata». Per Inalpi si tratta di un investimento di svariati milioni, ma fatto a fronte di un ampliamento industriale. Per il laboratorio di Roncoferraro, ora, la corsa per aggiudicarsi la costruzione degli impianti, che dovranno essere in funzione già nel 2022.


 

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