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Pendolari mantovani in viaggio tra mille incognite sognando treni più sicuri e veloci

Sulla linea Suzzara-Ferrara i convogli diesel anni ’70 e sale d’attesa chiuse. «Servono più corse e servizi»

SAN BENEDETTO PO. I primi pendolari arrivano all’alba. Infreddoliti, mani in tasca e sguardo un po’ assonnato. La sala d’attesa alla stazione di San Benedetto Po sembra un miraggio con le luci accese che si scorgono dalle vetrate. Ma quel rifugio contro il gelo mattutino è inaccessibile. Sprangato dal di dentro per evitare che diventi asilo degli sbandati, come già successo. Chi aspetta il treno lo deve fare fuori, battendo i piedi sull’asfalto della banchina.

Maicol è il più attrezzato. Ha un giubbetto termico riscaldato a batteria. «Lavoro all’aperto, ma è utile anche per aspettare il treno» dice e si intuisce il sorriso sotto la mascherina. Ma anche gli altri pendolari sono preparati. Prendere il treno è quasi una sfida, una ruota della fortuna.


«A volte è in ritardo, altre volte non arriva proprio» dice James, saldatore che ogni giorno va a Villanova di Reggiolo. «Una volta era pieno, adesso è tutto in abbandono». La linea è la Suzzara-Ferrara, 82 chilometri che corrono a ridosso del confine fra Emilia e Lombardia creando uno strano connubio di competenze e responsabilità. La linea è delle due Regioni e gestita dalla Fer (Ferrovie Emilia Romagna), il servizio ed il personale era di Tper (Trasporto passeggeri Emilia Romagna) ed ora è della nuova società Trenitalia-Tper. A gestire, insomma è l’Emilia, ma l’utenza è lombarda. Un ginepraio. E quando ci sono da mettere i soldi, Lombardia ed Emilia si rimbalzano gli obblighi. Con il risultato che la linea nata nel 1888 per accordo fra le Province di Mantova e Ferrara, ora sembra figlia di nessuno.

Pendolari in viaggio tra mille incognite sognando treni più sicuri e veloci



Il convoglio arriva sbucando dalla campagna con la locomotiva diesel che arranca e si piega affrontando la curva prima di entrare in stazione. Sono solo due carrozze. La motrice e il vagone passeggeri trainato. Il materiale viene da acquisti di fine anni ’70 ed ’80. E il loro stato conferma che hanno affrontato la sfida di tanti decenni di uso e di migliaia di pendolari trasportati. Tant’è che una volta fermo sul binario, la motrice non riparte. Una porta si è bloccata. «È il freddo - spiega il macchinista -. Erano a pulsante, ora si aprono con le fotoelettriche, ma i relè qualche volta fanno arrabbiare». Pochi minuti d’attesa e ci si rimette lentamente in moto.



La campagna sfila dai finestrini mentre il sole si alza. I pendolari si stringono nei giubboni, la temperatura nelle carrozze non è male. «Ma quello è il meno - spiega Maicol che nel frattempo si è seduto -. Ci sono ritardi, cancellazioni ogni tanto. Come lunedì scorso. La pulizia è quello che è, ma guardi qui» e mostra un sedile dove manca un pezzo. Quasi tutti i pendolari lamentano l’inadeguatezza degli orari, studiati più che altro per gli studenti che frequentano le scuole suzzaresi, il Manzoni, l’Arti e Mestieri, ma anche l’agrario di Palidano. Ma meno utili per chi ha altre esigenze.

«È un terno al lotto - dice una donna che va a Mantova - le coincidenze a volte saltano. Se uno deve andare e tornare deve prima studiare bene gli orari. Sennò è impossibile». E alla fine la gente preferisce spostarsi in macchina, togliendo utenza alla linea, che senza pendolari, non potenzia i servizi. Un cane che si morde la coda. «Basterebbe fare come su tante altre linee dove ci sono gli orari cadenzati, uno ogni ora» dice Francesco. Che nel frattempo è salito a Pegognaga.



Da Quistello viene invece Manuela. Da 31 anni lavora all’Iveco. «Tutto sommato sono soddisfatta - dice -. Non prendo sempre il treno perché a volte vado in macchina con un collega, ma non mi lamento». A Pegognaga è salito anche Christian: «Prima prendevo il treno per andare a scuola, da tre anni lavoro a Suzzara e ho continuato. Ritardi? A volte. E per non perdere la giornata di lavoro devo farmi accompagnare da mio padre».

Ciascuno si arrangia come può, dal giubbino termico, ai famigliari per le evenienze. Perché prendere il treno può essere una sorta di roulette. Studenti e lavoratori ci giocano ogni giorno. Sognando una linea efficiente, senza ritardi, moderna.


 

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