Contenuto riservato agli abbonati

Per 33 anni su quei treni: «Gli utenti non hanno più voce»

L’elettrificazione va a rilento: i cantieri entro i prossimi tre anni. Ma entro giugno tutta la linea avrà il sistema di sicurezza Scmt 

MANTOVA. Ha percorso due volte al giorno la linea per 33 anni filati, sino al 2003 quando è andato in pensione. Per EnnioSpinardi, ex impiegato Iveco ed ex sindacalista della Fim Cisl, il treno era essenziale: «Negli anni’80 e’90 eravamo in tanti pendolari. Poi il disagio degli orari e le nuove politiche di assunzione di Iveco hanno decimato la pattuglia. Molti preferivano l’auto e in più i giovani non gradivano troppi sacrifici». Per Spinardi la forza della linea sta nell’utenza: «Una volta si andava dal sindaco, si faceva presente l’esigenza e le ferrovie adeguavano corse e orari in base alle richieste dei pendolari. Oggi questa forza di contrattazione non c’è più. Le ferrovie non investono, il servizio peggiora e meno utenti si avvicinano. È un circolo vizioso». Per interrompere questa spirale, servirebbero grandi capitali da innestare su una strada ferrata concepita oltre 130 anni fa e con convogli vintage anni’70.

Un primo intervento, quello relativo alla sicurezza, è in corso di esecuzione. Il Sistema di controllo marcia treno (Scmt), la rete elettronica che tiene sotto controllo lo stato dei convogli e della rete, è già stato installato fra Ferrara e Schivenoglia ed entro giugno sarà esteso anche al tratto fra Schivenoglia e Suzzara dove si collegherà al tratto esistente sino a Parma.


Ma l’investimento più importante sarà quello dell’elettrificazione, per poter far viaggiare i moderni convogli.

La Regione Emilia Romagna ha varato un piano notevole, circa 60 milioni, dei quali 28 subito per elettrificare da Guastalla a Suzzara. Visto che da Ferrara a Poggio la rete è già elettrificata, alla fine resteranno due “buchi” (Guastalla-Parma e Suzzara-Poggio) che saranno elettrificati entro tre anni quando si potrà andare sulla lunga dorsale che dal Tirreno (La Spezia) arriva all’Adriatico (Ravenna).

Il costo del cantiere interamente mantovano, il tratto Poggio-Suzzara, è 21 milioni, ma mentre l’Emilia Romagna è disposta ad aprire i cordoni della borsa, non altrettanto fa la Lombardia. Un tira e molla che rischia di essere un allungamento dei tempi e dei sogni dei pendolari che agognano una linea ferroviaria moderna.




 

Video del giorno

Faccia a faccia tra il direttore Massimo Giannini e Carlo Petrini sul futuro del cibo e la sostenibilità

La guida allo shopping del Gruppo Gedi