Commercio al dettaglio in calo: e il comparto turistico rischia

In città negli ultimo otto anni  hanno chiuso 60 attività  con i negozi di alimentari in sofferenza da due anni. Quale futuro dopo il Covid?

MANTOVA. Anche a Mantova, come nel resto d’Italia, è proseguito l’effetto desertificazione commerciale iniziato nel 2012 e acuito dalla pandemia. A dirlo è la fotografia scattata dall’Ufficio studi di Confcommercio nazionale sulla «demografia dell’impresa delle città italiane».

In città, negli ultimi otto anni, sono diminuite le attività commerciali al dettaglio sia in centro storico (da 316 a 282 imprese) che al di fuori del centro cittadino (da 266 a 240 unità); gli alimentari (30 in centro storico e 27 fuori) sono rimaste sostanzialmente stabili rispetto al 2012 (erano 33 e 27), ma sono calate rispetto al 2018; in lieve progresso i tabacchi e soprattutto gli esercizi specializzati in applicazioni informatiche che quasi sono raddoppiate in centro (ora sono 10) e fuori (5); stabili le farmacie e l'ambulantato.


In flessione il dato degli alberghi in centro storico (sono 14 contro i 16 del 2012), dato che è, invece, in crescita nel resto del territorio comunale (29 rispetto ai 22 di otto anni prima).

È aumentato il numero di bar e ristoranti nel confronto con il 2012 (quando erano 176 in centro storico e 154 fuori dal centro storico, oggi sono rispettivamente 180 ne 184). Gli effetti post-pandemia, però, potrebbero determinare, secondo Confcommercio, una sensibile flessione nei prossimi mesi.

«Città con meno negozi e un forte turn over del tessuto commerciale, in cui emerge un'aspettativa di vita più bassa delle imprese, sono l'emblema della crisi – sottolinea presidente di Confcommercio Mantova Ercole Montanari – Il rischio di non “riavere” i nostri centri storici come li abbiamo visti e vissuti prima della pandemia è molto concreto anche a Mantova e questo significa minore qualità della vita dei residenti e minore appeal turistico».

«Servono interventi mirati a sostegno delle imprese colpite dalla pandemia, un progetto di rigenerazione urbana, l’innovazione delle piccole superfici di vendita e una giusta ed equa web tax per ripristinare parità di regole di mercato tra tutte le imprese», aggiunge il direttore dell’associazione Nicola Dal Dosso. A livello nazionale, nello stesso periodo tra il 2012 e il 2020, riposta lo studio, dalle città sono sparite, complessivamente, oltre 77mila attività di commercio al dettaglio (-14%) e quasi 14mila imprese di commercio ambulante (-14,8%). Sono aumentate, invece, le imprese straniere, mentre sono diminuite quelle a titolarità italiana. La pandemia ha peggiorato la situazione: nel 2021, solo nei centri storici dei 110 capoluoghi di provincia e altre 10 città di media ampiezza, oltre ad un calo ancora maggiore per il commercio al dettaglio (-17,1%), si registrerà per la prima volta nella storia economica degli ultimi 20 anni anche la perdita di un quarto delle imprese di alloggio e ristorazione (-24,9%). —
 

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