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Mantova, primo punto alla Dda contro la cosca Arena: convalidati i sequestri di Viadana

L’indagine sulle infiltrazioni, nel mirino quattro società: gli avvocati dei 19 indagati pronti al ricorso al riesame 

VIADANA. La guerra è appena cominciata, ma la Dda ha già incassato la vittoria nella prima battaglia contro i presunti affiliati della cosca Arena. Ed è una battaglia che vale un milione e mezzo di euro. Il giudice per le indagini preliminari di Brescia Giulia Costantino ha convalidato il decreto di sequestro preventivo con cui i due magistrati della Direzione distrettuale antimafia Claudia Moregola e Paolo Savio hanno congelato i beni di quattro società che farebbero capo, secondo le accuse, alla potente cosca di ’ndrangheta di Isola di Capo Rizzuto, che 15 anni fa aveva già battezzato Viadana come terra di conquista per i suoi affari. Qui, forti di appoggi di parenti e amici, gli affiliati della cosca avrebbero costruito un giochetto per riciclare il denaro incassato con i loro traffici criminali in aziende di trasporto e in operazioni immobiliari. Un vero inquinamento del tessuto economico sano della zona che, secondo la Dda, avrebbe arricchito i criminali, ufficialmente manovali e camionisti, ma con conti in banca e tenori di vita da nababbi.



Un tassello dopo l’altro, avrebbero messo in moto un domino di società e ditte intestate a prestanomi per coprire i loro affari sporchi. Pr trasporti, Sg transport, Viadana immobiliare e Feril srl: aziende apparentemente pulite, dietro le quali secondo gli inquirenti c’erano sempre loro, le famiglie Pugliese e Riillo, considerate dagli investigatori le punte di diamante della cosca. Il 10 febbraio, con un attacco scattato su due fronti, quello viadanese condotto da squadra mobile e guardia di finanza, e quello calabrese, coordinato dal procuratore Nicola Gratteri, gli investigatori hanno notificato gli avvisi di garanzia per associazione mafiosa e trasferimento fraudolento di valori a 19 persone ritenute legate agli Arena, tra cui l’ex assessore comunale di Viadana Carmine Tipaldi, e bloccato i beni delle quattro società, con il decreto di sequestro preventivo emesso dalla Dda. Sette fabbricati, tre terreni e quattordici automezzi: tutto congelato.



L’idea che serpeggiava in questi dieci giorni di attesa tra gli indagati, tutti a piede libero, era quella di un “tana libera tutti”. L’assenza di manette ha alimentato la speranza che l’operazione Gemelli potesse finire in fumo, che gli elementi in mano agli investigatori non fossero sufficienti a giustificare i sequestri. Speranza delusa, per il momento. Ma nei prossimi giorni, mentre l’indagine prosegue a tamburo battente, parte il secondo round, quello dei ricorsi al Riesame per ottenere il dissequestro.






 

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