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Sos vigili del fuoco a Mantova: «Vecchia e stretta: ora la caserma non ci basta più»

Ma la Sovrintendenza dice no alla nuova area assegnata.  Un tavolo in prefettura per individuare un’alternativa

MANTOVA. Piena di spifferi, rughe e screpolature. Dopo sessant’anni, la caserma dei vigili del fuoco di viale Risorgimento mostra tutte le offese del tempo e i suoi limiti strutturali: lo spazio è sempre lo stesso, mentre competenze e mezzi si sono moltiplicati. Morale, la caserma è troppo stretta, non basta più, e il progetto della nuova sede galleggia nell’incertezza da più di dieci anni. Da quando l’Agenzia del demanio assegnò ai vigili del fuoco di Mantova l’area alle spalle del cimitero ebraico, in località Ghisiolo, per trasferirci il comando provinciale. Ipotesi contro cui si è recentemente pronunciata la Sovrintendenza, richiamando la necessità di preservare la caratteristica agricola dell’area.


Ad aggrovigliare le cose, il passaggio di proprietà della caserma di viale Risorgimento: nel 2015 la Provincia l’ha venduta a Invimit, la società di gestione del risparmio del ministero dell’Economia e delle Finanze. Società statale, quindi, ma nel perimetro di un ministero altro rispetto a quello dell’Interno, al quale fa capo l’ordine dei vigili del fuoco. Tradotto, il margine di manovra e intervento sull’immobile è risicatissimo. La manutenzione è affare di Invimit.

Se il problema è antico, la soluzione non è più rinviabile: occorre sbloccare in fretta la situazione, mettendo magari una croce sull’area demaniale assegnata per individuare un’alternativa. Che potrebbe essere pure il travaso ministeriale della proprietà di viale Risorgimento. Il momento sembra favorevole, vede allineati il comandante provinciale, Massimo Stucchi, il sindacato e la politica.

A sollecitare l’apertura di un tavolo tecnico è, tra gli altri, il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Andrea Fiasconaro, che nei mesi scorsi si è speso per rilanciare il tema della nuova caserma. «Non bisogna più perdere tempo, perché la situazione è precaria e va risolta il prima possibile – avverte Fiasconaro – esistono già delle idee e bozze di progetto. Ora è necessario provare a concretizzarle, intercettando anche quei fondi e contributi che potrebbero finanziare gli interventi».

Prima di pensare ai fondi, però, occorre uscire dall’angolo della burocrazia. «Da quando sono arrivato, un anno e mezzo fa, non ci sono stati incontri né occasioni per parlare dell’insediamento del comando – riferisce Stucchi, che è anche architetto – ora ho interessato il prefetto, chiedendogli di farsi promotore di un tavolo. È necessario un esercizio di chiarezza per uscire da questo stallo. Rimanere dove siamo? È una delle ipotesi, ma nel caso servirebbe un lavoro di restyling e adeguamento logistico, analogamente a quanto fatto a Monza, dove la sede è stata ristrutturata e ampliata».

Stucchi è stato a sua volta sollecitato a intervenire dal sindacato: nei giorni scorsi il segretario territoriale di Uil Pa Vvf, Ferdinando d’Anna, in servizio nella caserma di viale Risorgimento, gli ha inviato una richiesta di informazioni rispetto all’iter della nuova sede, indirizzata per conoscenza anche al prefetto Michele Formiglio (atteso oggi in caserma). Richiesta formulata dopo un incontro tra le segreterie regionali dei sindacati di categoria, il capo dipartimento e il capo del corpo dei vigili del fuoco. La buona notizia è che le risorse economiche sarebbero disponibili. «La caserma di viale Risorgimento è datata e divisa male – ripete D’Anna – sessant’anni fa spegnevamo soltanto gli incendi, ma nel corso del tempo sono aumentati competenze, qualifiche, possibilità d’intervento, mezzi e laboratori. La struttura, però, è rimasta la stessa».

La chiamata è anche per il sindaco, al quale la consigliera comunale Gloria Costani (Saf) ha rivolto un’interrogazione. Mattia Palazzi, però, ridimensiona il ruolo del Comune, precisandone le competenze: «Premesso che il merito della motivazione della Sovrintendenza mi lascia perplesso, la scelta dell’area dove collocare l’ipotetica nuova sede non spetta al Comune, ma al comando dei vigili del fuoco insieme al ministero dell’Interno – scandisce – detto questo, condivido alcune valutazioni critiche che il comando stesso ha espresso rispetto alla viabilità nell’area alle spalle del cimitero ebraico, e siamo pronti a un confronto».


 

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