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A Brescia è già terza ondata, e ora anche Mantova trema e si prepara

Il direttore generale dell’Asst: «Pronti all’emergenza, pazienti trasferiti in arrivo». L’impennata di contagi minaccia di vanificare la riapertura dei reparti ospedalieri 

MANTOVA. Non siamo ancora saltati fuori dalla seconda ondata di Covid che la terza è già alle porte, appena oltre il confine, nella provincia di Brescia che da ieri è tornata in arancione. Un arancione carico, rinforzato, alla luce dell’impennata dei contagi: 3.924 nuovi casi soltanto nell’ultima settimana (506 quelli di ieri, (oggi 104 a Mantova e 901 a Brescia nei dati della Regione), con un aumento del 16% rispetto ai sette giorni precedenti. Impennata che corre sulle gambe della variante inglese, più aggressiva, e preoccupa Mantova per il travaso assiduo, quotidiano, di studenti e lavoratori tra le due province. In entrambe le direzioni. Il timore è che la terza ondata arrivi a investire anche le nostre strutture sanitarie.

«Qualche paziente sta già arrivando da Brescia – riferisce il direttore generale dell’Asst di Mantova, Raffaello Stradoni – Se siamo pronti ad affrontare un’eventuale terza ondata? Sì, siamo diventati più bravi a gestire l’emergenza, e lo si è visto nel confronto tra la prima e la seconda ondata. A preoccuparci non sono gli aspetti sanitari, ma l’eventualità che la nuova impennata di casi blocchi la progressiva riapertura degli ospedali. Stiamo faticosamente rimettendo i reparti in condizione di funzionare, abbiamo già fatto un mezzo miracolo, grazie anche all’aiuto dei privati, mettendo in rete tutto ciò che era possibile mettere, attraverso un lavoro certosino».


La nuova minaccia piove addosso a Mantova proprio quando il calo dei pazienti più gravi, primo riflesso della campagna vaccinale, incoraggiava l’ottimismo. Il vaccino è attualmente una delle due armi spendibili per arginare il virus. L’altra è il lockdown. A evocare la terza ondata per la provincia di Brescia, e dare fiato all’imperativo di un intervento immediato, è stato Guido Bertolaso, responsabile della campagna di vaccinazione anti-Covid della Lombardia. Via quindi alla zona arancione per sette comuni della Bergamasca, uno del Cremonese (Soncino) e l’intera provincia di Brescia. Un arancione carico e necessario che, però, non disinnesca la minaccia: avvertono gli esperti che il numero di contagi cattura soltanto la punta dell’iceberg, quando ormai la circolazione del virus ha accelerato. Probabile, quindi, che presto la terza ondata si manifesti anche a Mantova.

Il rafforzamento della zona arancione si traduce nella sospensione della didattica in presenza per tutte le scuole, dalla materna all’università, nel divieto di raggiungere le seconde case e nella raccomandazione ad adottare quanto più possibile lo smart working. Queste le indicazioni contenute nell’ordinanza firmata dal presidente della Regione, Attilio Fontana.

«Allo stato attuale, rispetto all’anno scorso, la situazione è sotto controllo e gestibile in tutto il territorio regionale, tranne in provincia di Brescia – ha scandito Bertolaso nell’aula del consiglio regionale – Questo è il punto che va aggredito immediatamente. Il livello di attenzione è stato elevato da 3 a 4, perché le terapie intensive sono già sotto stress».

Le restrizioni ulteriori si accompagneranno a una campagna vaccinale mirata: «Inizieremo a vaccinare nei territori maggiormente colpiti con l’obiettivo di diminuire fortemente i casi, e conseguentemente, il livello di ospedalizzazione – ha informato Bertolaso – Partiremo giovedì (domani per chi legge, ndr) dalla provincia di Bergamo, dai territori di confine con la provincia di Brescia, per poi spostarci nelle altre aree del Bresciano. E allungheremo i tempi tra la prima e la seconda dose». Strategia sensata. Ma se i vaccini scarseggiano, e si concentreranno gli sforzi dove il virus corre più veloce, chi resterà scoperto?
 

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