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Covid, l’addio ai cari dalla finestra ha segnato Castel Goffredo

Il ricordo di un anno di pandemia del sindaco Prignaca: «Scene dolorose». E una gigantografia donata da Transfilm ricorda la messa in piazza con il vescovo

CASTEL GOFFREDO. Due sono le immagini sulle quali le parole del primo cittadino Achille Prignaca rallentano e gli occhi si sgranano mentre ricostruisce quanto il paese ha vissuto nel corso del 2020. «Molte nostre famiglie hanno salutato i loro cari dalla finestra, con il carro funebre che passava, lentamente, sotto casa. Sono scene dolorose, momenti che ancora oggi, quando ci ripenso, mi fanno venire i brividi. Allo stesso tempo c'è la grande messa celebrata in piazza dal vescovo Busca. Di quella giornata toccante abbiamo inaugurato, in queste ore, una gigantografia sulle scale del Municipio. È stata donata dalla Transfilm e l'abbiamo messa qui per ricordare le molte persone che ci hanno lasciato».

Pur se i numeri non sono quelli che hanno caratterizzato l'emergenza nel comune di Viadana, quelli di Castel Goffredo sono comunque fra i più alti dell'Alto Mantovano. I casi totali di persone che hanno avuto contagio da Covid-19 sono 535, delle quali 251 maschi (47%) e 284 donne (53%). L’età media delle persone colpite dal contagio è 48 anni. Le persone decedute per Covid, quindi certificate, sono 32, con un’età media di 77 anni (la mortalità complessiva del 2020 è stata di 116 persone). Le persone attualmente ancora positive sono 82.


Se i numeri, appunto, possono far pensare a una situazione non allarmante, diverso è invece il vissuto e, soprattutto, quello che Prignaca battezza, senza mezze misure, come «una distruzione pari a quella di una guerra. Ci siamo ritrovati isolati. Le nostre attività erano chiuse, dai bar alle aziende. Il paese era deserto. Il cimitero chiuso, con neppure la possibilità di salutare i nostri amici, i parenti, le conoscenze. Neppure la messa. Tutto fermo, una situazione davvero terribile». In mezzo a tutto questo, ricordano Prignaca e l'assessora Paola Mancini, «abbiamo dato prova però di essere un Comune non solo attivo da un punto di vista imprenditoriale, ma anche sociale. La nostra comunità si è tirata su le maniche. Gli imprenditori hanno fatto importanti donazioni, sia di beni sia in denaro, cifre che abbiamo fatto gestire alla Protezione civile. Le associazioni, le forze dell'ordine, i volontari, la Protezione civile, il personale del Comune e molti commercianti si sono dati da fare e ci hanno aiutato».

Le richieste erano molte: «si andava dall'aiuto a far la spesa all'emergenza in casa, per persone sole, oppure contagiate che dovevano stare separate» spiega Prignaca. «Abbiamo messo in piedi una Coc, la centrale Operativa Cittadina, per gestire tutta l'emergenza». Ora c'è il futuro, che preoccupa. «L’emergenza non è finita e serve molta attenzione - ricorda Prignaca - e ci stiamo attrezzando per rimuovere le macerie che, però, da un punto di vista del settore imprenditoriale ancora non siamo in grado di prevedere a fondo. Ci stiamo attivando con il Distretto del Commercio, con sportelli per la consulenza per mutui e, infine, con l'area di crisi complessa per il nostro distretto industriale».


 

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