Nuovo edificio al Gonzaga: un’opera da sette milioni

L’annuncio della Provincia: «Stiamo per affidare la progettazione dell’opera». Fine del problema spazi? La preside: «Per ora servono soluzioni più rapide»

CASTIGLIONE DELLE STIVIERE. La questione della carenza di spazi all’istituto superiore Francesco Gonzaga troverà soluzione con la costruzione del nuovo edificio innovativo che ha ottenuto un finanziamento grazie a un bando statale. «Stiamo per affidare la stesura del progetto esecutivo – spiega Francesca Zaltieri, consigliera provinciale con delega alla scuola – un’operazione da circa 700mila euro, pari a un decimo del valore del cantiere. Un investimento da sette milioni che porterà alla costruzione dietro all’attuale edificio di via Lodrini di una nuova scuola, un immobile che sarà condiviso con il Falcone di Asola».

In questo modo, dunque, si verrebbe a chiudere una lunghissima querelle che si aperta negli anni Novanta, e cioè poco dopo il trasferimento in via Lodrini dell’ex scientifico Marie Curie e del classico Bellini Pastore, scuole che avevano sede nel centro storico del paese, e che hanno dato vita al “Gonzaga” nel 1993. Già all’epoca si parlava di un ampliamento che avrebbe dovuto essere realizzato nella grande mezza luna, di proprietà della Provincia, che si trova dietro all’edificio. Nel corso del tempo ci si è provato in ogni modo e, nei primi anni 2000, al posto delle aule si optò per un auditorium da 700 posti (il più grande nell’Alto Mantovano) che funge, grazie a una convenzione, da aula magna per l’istituto.


«Un progetto importante senza dubbio alcuno – commenta la dirigente Leontina Di Claudio – ma nei fatti abbiamo visto la documentazione un anno fa e poi più nulla. Da quello che ci era stato detto allora, si tratta comunque di un progetto che va adeguato e che avrà davanti almeno altri quattro, se non cinque, anni di lavori».

Nel mentre, però, il Gonzaga, come d’altronde il Falcone (che però ha appena inaugurato sette nuove aule nate da una convenzione con un privato), ha necessità di spazi. «Non solo per la situazione attuale – spiega la preside – ma anche per i prossimi lavori che, fra cinque mesi, partiranno, e cioè quelli dell’adeguamento sismico. I tecnici ci hanno detto che dovremo evacuare, di volta in volta, il pezzo di scuola sulla quale si opera. La domanda è legittima: dove metteremo quelle classi?». Una questione non di poco conto dato che, già la scorsa estate, la Di Claudio si era attivata, anche con il Comune, per cercare una soluzione alla carenza di aule dell’istituto (la Provincia, poi, era intervenuta creando alcuni nuovi spazi all’interno).

«Possiamo contare sulla didattica a distanza, o sulla rotazione, o sarà da prendere in considerazione la possibilità di tensostrutture o di moduli didattici da mettere all’esterno. Su questi lavori, dunque, posso pronunciarmi perché mi sono stati garantiti; sugli altri, attendiamo di sapere tempi e modi perché non abbiamo più avuto comunicazione». —

 

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