Corneliani Mantova, il cda licenzia il numero due: in giardino è duello operaie-Brandazza

Il primo taglio deliberato è per il direttore finanziario Spotorno. Orezzi (Filctem): dall’amministratore delegato ennesimo frullato di reticenze

Corneliani, duello in giardino tra le operaie e Brandazza

MANTOVA. L’indiscrezione piomba sul presidio delle lavoratrici Corneliani alla terza ora di attesa: il cda ha deliberato il licenziamento del direttore finanziario (Cfo) Francesco Spotorno, portato a Mantova nel marzo 2018 dal fondo Investcorp. Nessun’altra decisione a quanto si apprende.

Sono le 13 del 25 febbraio e da qui a un’ora il giardino antistante la palazzina uffici sarà teatro di un acceso confronto tra le operaie con il segretario generale della Filctem Cgil Michele Orezzi e l’amministratore delegato Giorgio Brandazza che, dopo aver negato la delibera che taglia il suo numero due, per tre volte non risponderà alla richiesta di impegno per l’amministrazione straordinaria così come a quella di trasparenza sulle decisioni prese dal consiglio di amministrazione.

Reticenze che lasciano l’amaro in bocca a un’onda rossa schiacciata da stanchezza, ansia e delusioni ma determinata anche stavolta ad andare avanti fino in fondo per salvare «il nostro presente e il nostro futuro»: e dal 26 febbraio è presidio permanente.



Riunito dalle 10, sono le 13 quando si chiude il cda. Sono già tre ore che le operaie aspettano ai cancelli con il segretario della Filctem Michele Orezzi e Deborah Comoglio di Femca Cisl. Sul piatto c’è il rischio di una delibera per il concordato liquiditario, c’è la preofferta di BasicNet per marchio e qualche negozio e il licenziamento di alcuni degli otto dirigenti annunciato lunedì 22 febbraio alle rsu dall’ad Brandazza. L’indiscrezione, anticipata dal sito della Gazzetta, arriva di lì a poco: c’è una sola delibera ed è per rimuovere il Cfo, colui che, insieme all’amministratore delegato e al responsabile risorse umane, occupa uno dei tre ruoli chiave in azienda, colui che ha le firme operative su tutto.

La notizia piomba su un presidio ancora all’oscuro mentre le Rsu aspettano che l’amministratore delegato tenga fede alla mail mandata alle 4.45 con la garanzia di un incontro se ci fossero state novità rilevanti dal cda. Ma nulla. È a quel punto che l’onda rossa decide di spostarsi nel suo ufficio al terzo piano della palazzina di vetro: per chiedere conto di quella decisione che non può non allarmare dopo che era stato assicurato che i tagli non avrebbero compromesso la continuità.

Avvertito, l’ad anticipa le operaie e scende in giardino per incontrarle. L’attacco è istantaneo. Chiedono trasparenza, chiarezza, temono che l’offerta Boglione sia solo l’anticamera del concordato liquidatorio, vogliono sapere perché l’azienda non ha ancora formalizzato al Mise la richiesta dei 10 milioni in via telematica. Lui nega il licenziamento («non è vero»), si limita a riferire che l’azienda sta cercando una soluzione per la continuità, che la proposta BasicNet può essere una base da integrare con altre offerte, che la domanda dei 10 milioni c’è.

Orezzi prova invano e per ben tre volte a chiedergli un impegno comune per l’amministrazione straordinaria agganciata allo sblocco dei soldi targati Mise, ricordandogli che «un intero territorio attraverso i propri attori più importanti si sta stringendo attorno alla Corneliani, alla propria fabbrica, ai propri lavoratori» e che «mai come in queste ore all’unisono istituzioni, politica, associazioni di impresa e sindacati delineano l’unica strada socialmente e industrialmente sostenibile: lo sblocco dei 10 milioni riservati alla Corneliani e l’amministrazione straordinaria». Ma è invano, appunto.

«L’ennesimo frullato di reticenze» così il segretario della Filctem Cgil definirà più tardi quel confronto «in un primo momento negato e che ci siamo dovuti prendere». «Ci siamo trovati davanti all’ennesimo frullato di reticenze, smentite per nulla convincenti e come sempre nessun impegno o risposta rispetto alle domande dei lavoratori» quando quello che serve è «una svolta anche di amministratori e soci verso le richieste di tutta Mantova».

Il messaggio di Orezzi è chiaro: «Si inizi ora a preparare tutti insieme il tavolo del 3 marzo, partendo dall’imbastire il paracadute dell’amministrazione straordinaria e non perdere un giorno di più per inoltrare la domanda telematica, su cui oggi l’azienda è inadempiente, indispensabile a richiedere i 10 milioni di euro del fondo salva imprese». La misura stavolta è colma: «Basta bugie, basta reticenze, serve rispetto per un territorio, una storia industriale e duemila famiglie».

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