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Mantova, l’ultima speranza delusa delle lavoratrici Corneliani: «Noi, tradite da Boglione»

L'amarezza per la mossa di BasicNet: «Dopo tante belle parole, una proposta che punta solo a liquidare. Un'offerta-cavallo di Troia» 

Mantova, le operaie Corneliani e la delusione dopo il "tradimento" di Boglione

MANTOVA. È una metafora che ricorre spesso in queste ore nei capannelli di operaie al presidio di via Panizza 5: «L’offerta del cavaliere del lavoro Boglione si è rivelata il cavallo di Troia della Corneliani». Insomma «un bell’involucro che nasconde una fregatura visto che la sua preofferta è solo tesa a liquidare l’aziend, a prendersi marchio e pochi negozi con qualche milione».

Visto che «ha abbandonato la fabbrica con noi dentro». Loro che con le delusioni ormai ci convivono da anni, che hanno imparato sulla loro pelle a non fidarsi, stavolta invece in quelle «tante belle parole» ci avevano davvero sperato. E invece.

Melissa ad esempio ricorda ancora quando «disse che avrebbe portato per sempre nel cuore la nostra decisione di sospendere il presidio in occasione della sua visita, anche noi porteremo per sempre nel cuore quello che ci ha fatto». È un «tradimento» che brucia «perché qui si gioca con la nostra vita, con la vita di chi fatica ad arrivare alla fine del mese, di chi da decenni ha portato avanti questa fabbrica per poi scoprire che ora il problema siamo noi, che non serviamo».

Accanto a lei Stefania scuote la testa: «Non riesco a capire, dopo tutte quelle belle parole ci lascia solo amarezza». E dopo le battaglie dell’inverno 2019, dopo il torrido presidio della scorsa estate e quello al gelo di questi ultimi mesi, rieccole ancora qui a ricordare al mondo «che la nostra dignità è lavorare – ci dice Monica – che questa fabbrica è la nostra seconda casa, che qui in mezzo c’è gente che ha anche da affrontare dispiaceri e dolori personali che nessuno immagina ma è qui in presidio perché ci è rimasta solo la voce per difendere la nostra dignità, che vogliamo ci sia riconosciuta».

Insomma l’immagine della foresta incantata «ci aveva riacceso la speranza e ora la delusione è tanta», spiega Tiziana, perché «in realtà gli deve essere apparsa come un bosco maledetto» perché «alla fine per tutti noi siamo solo dei numeri». A ferirle ora è forse proprio questo «è l’idea di essere solo un costo di troppo – aggiunge ancora Monica – dopo tanto lavoro e tanti sacrifici, fa male ed è denigratorio». Fa male sapere che «la foresta incantata per loro è fatta di rami secchi come dimostra quella proposta vestita da cavallo di Troia».

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