Scuole chiuse nel Bresciano, preoccupati gli studenti mantovani: «Abbiamo paura di non tornare»

Stop ai trasferimenti, la provincia confinante in arancione rafforzato con nuove rigide limitazioni. L'ansia dei ragazzi che vivono sospesi: «Contagio veloce, chissà quando rientreremo»

MANTOVA. Il prezzo che stanno pagando studenti e studentesse è elevato soprattutto nelle zone di confine fra il Bresciano e il Mantovano, dove la situazione di aperture e chiusure delle scuole sta creando problemi, e il disagio è a 360 gradi. «Mio figlio da Casalmoro va a scuola a Remedello e ora è a casa. Di fatto, però, sono stati due anni nei quali non ha fatto stage, non ha avuto esperienze di lavoro. Ora è di nuovo a casa e segue sul computer. Mi chiedo cosa stia imparando» racconta un genitore sconfortato.

«Abito a Remedello Sopra, comune praticamente attaccato ad Asola, dove vado a scuola e frequento il quinto anno di liceo al Falcone - racconta Giulia Sanna - e da un giorno all’altro, come altre mie compagne, siamo rimaste a casa. Siamo spiazzate da questa situazione. Da un punto di vista scolastico non stiamo vivendo con positività quanto accade. Forse lo era all’inizio, ma oggi non più. Noi bresciani siamo svantaggiati, e non capisco questa decisione di tenerci a casa dato che veniamo da paesi piccoli e, per di più, molto vicini. Siamo stati poco informati, ci siamo trovati all’improvviso appunto a casa, e nessuno se lo aspettava. Nessun preavviso». La situazione del Bresciano è comunque critica e la percezione del pericolo c’è, lo testimonia Mattia Guarneri che, oltre a vivere in territorio bresciano, gioca nella Cremonese.


«Ci stiamo rendendo conto che molti si stanno contagiando e questo accade velocemente, molto più di prima: nelle scuole bresciane viviamo questa situazione».

Le difficoltà sono anche per chi, mantovano, si trova ad andare a scuola nel Bresciano. «Sono di Castiglione e vado a scuola a Montichiari. Mi trovo in didattica a distanza e ancora una volta sono a casa. Ormai è una scuola spezzatino. Si lavora, tempo ne perdiamo poco, ma quella che manca è la vita di classe e il rapporto diretto con l'insegnante. Sembra un gioco più che un andare a scuola» racconta uno studente del Don Milani.

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