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Allarme materie prime per il settore pallet: ritardi e costi alle stelle

I prezzi sono aumentati del 30% per il boom di domanda Bedogna: «Presto dovremo scaricare i rincari sui clienti»

DOSOLO-VIADANA. FederlegnoArredo lancia l’allarme “materie prime”: «Da inizio settembre a oggi – riferisce l’imprenditore dosolese Massimiliano Bedogna, coordinatore nazionale del gruppo “Pallet” dell’associazione di categoria – i prezzi sono aumentati del 30 per cento. E, nell’immediato, la criticità maggiore è data dal reperimento stesso della materia prima».

Una situazione che, secondo gli operatori del settore, non si è mai vista prima: il legname arriva con grande ritardo, e le aziende che producono pallet e imballaggi in legno si trovano in grande difficoltà a rispondere alle richieste dei clienti. Il rischio è che le stesse ditte produttrici di pallet (settore vitale della logistica nazionale) si vedano costrette ad applicare rincari a due cifre: il costo del legno incide infatti al 70 per cento sul prodotto finale.


Anche stando ai dati del Cril (Centro ricerche imballaggi legno, che ha sede a Viadana), non è al momento possibile azzardare previsioni: la speranza è che la situazione possa tornare alla normalità con la primavera, almeno per quanto riguarda il flusso delle forniture. «Il problema – spiega Bedogna – è che i compratori nordamericani e cinesi sono disposti a pagare prezzi più alti per il legname proveniente in particolare da Austria, Germania e Francia, mercati sui quali, a seguito della pandemia, si è generato un forte squilibrio tra domanda e offerta».

Le aziende italiane dipendono per due terzi dall’importazione. «Come ditta Bedogna – nota l’imprenditore – stiamo cercando di raccogliere materiale in tutta Europa. Ma aprire nuovi mercati è un’operazione tutt’altro che semplice: per i costi di trasporto e anche perché è necessario garantire tutti i controlli sulla legalità della catena di approvvigionamento richiesti dalla normativa italiana». Al momento non resta che pagare quanto chiedono i fornitori, e poi contrattare i prezzi coi clienti. «Ma gli aumenti sono così repentini – nota Livia Ghilardi, amministratrice della Monari di Cizzolo – che per alcuni periodi ci troveremo a lavorare sotto costo».

L’ideale sarebbe riattivare una filiera italiana dei boschi: un obiettivo cui Federlegno guarda inevitabilmente a lunga scadenza. —

 

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