Corneliani: pioggia di adesioni. Già due i pullman per Roma

Il presidio mercoledì 3 marzo davanti al ministero: operaie e impiegati in viaggio all’alba. Battaglia tecnica sui 10 milioni: ecco cosa prevede il decreto per crisi come questa 

MANTOVA. Mentre si prepara la “battaglia” tecnica per lo sblocco immediato dei 10 milioni del Fondo salva-imprese garantiti da mesi alla Corneliani, è pioggia di adesioni alla trasferta dell’onda rossa che mercoledì porterà il presidio da via Panizza a Roma sotto la sede il ministero dello sviluppo economico, in attesa dell’esito del tavolo di crisi in agenda alle 12.
La macchina organizzativa delle Rsu non si è fermata un attimo da quando venerdì è scattata al presidio la raccolta delle adesioni al viaggio: solo nella tarda mattinata di ieri erano già stati riempiti due pullman e si iniziava con le prenotazioni per il terzo. Raccolta che proseguirà anche domani e martedì, mattina e pomeriggio, ai cancelli della fabbrica dove continua il presidio. Per sostenere le richieste di amministrazione straordinaria, sblocco dei 10 milioni e il no a offerte che non salvaguardino il loro lavoro, operaie e impiegati partiranno da Mantova alle 4 del mattino.
È tra i nodi cruciali del tavolo che mercoledì vedrà il ministro Giorgetti riunire tutti i protagonisti di questa lunga e sofferta vertenza: l’ingresso del ministero, attraverso Invitalia, in equity nel capitale Corneliani sancito dall’accordo del 21 luglio scorso, e confermato dal Mise in tutti i successivi tavoli, con 10 milioni del Fondo salva-imprese. Il decreto attuativo del 14 dicembre prevede due tipi di intervento a seconda delle condizioni finanziarie dell’impresa: uno richiede la presenza di un terzo investitore, l’altro no. Possono accedere al secondo le “imprese in difficoltà” tra cui rientrano, in base a quanto stabilito dalla commissione europea, anche quelle in procedura concorsuale come la Corneliani. Come spiegato su Il Sole24Ore da Paolo Rinaldi, tra i massimi esperti in materia, a loro volta queste imprese «dovranno fare un vero e proprio piano di risanamento» che insieme a un quadro chiaro della crisi «evidenzi tutte le azioni e gli interventi gestionali e finanziari previsti e ovviamente gli interventi a sostegno dell’occupazione». Il Fondo interverrà non solo con i 10 milioni «ma con un intervento aggiuntivo a fondo perduto commisurato agli impegni occupazionali assunti dall’impresa». In sostanza il mantenimento di almeno il 70% dei dipendenti viene premiato con 2.500 euro a posto salvato per tre anni. Non solo: i 10 milioni possono essere incrementati se la Regione o altri amministrazioni o enti partecipano con proprie risorse alla ristrutturazione. Il tutto è però subordinato a un contributo finanziario dell’impresa di almeno il 40% dei costi per il programma di ristrutturazione, che può provenire «da risorse proprie dell’impresa, dai suoi azionisti o creditori, dal gruppo di cui fa parte o da terzi investitori». Questo significa che quella di mercoledì non sarà solo una battaglia tecnica: la palla oltre che al Mise torna anche agli azionisti. Faranno la loro parte?

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