Corneliani Mantova, il presidio a Roma per il tavolo al Mise

Ai cancelli di via Panizza già partita la raccolta delle adesioni. Sindacati e sindaco: il piano Boglione va rispedito al mittente. Ora la svolta vera

MANTOVA. «Il tavolo al ministero può e deve essere quello della svolta vera: quindi il 3 il presidio si sposta a Roma». All’indomani del deludente confronto con l’amministratore delegato Brandazza, gli occhi delle lavoratrici e dei lavoratori Corneliani si riaccendono alle parole del segretario generale della Filctem Cgil Michele Orezzi. E ai cancelli di via Panizza l’onda rossa inizia subito a raccogliere le adesioni per la trasferta che mercoledì la vedrà manifestare sotto la sede del Mise a sostegno delle tre parole d’ordine che all’unisono istituzioni, politica, associazioni di impresa e sindacati porteranno a quel tavolo presieduto dal ministro Giorgetti: amministrazione straordinaria, sblocco immediato dei 10 milioni del Fondo salva-imprese e no a offerte che non salvaguardino l’occupazione a Mantova. Parole d’ordine lanciate dai sindacati di categoria e ribadite  al presidio dal sindaco Mattia Palazzi e dai segretari di Cgil, Daniele Soffiati, e Cisl, Dino Perboni.





«Non faremo un passo indietro»: Orezzi lo ha scandito giovedì 25 febbraio  in quella sorta di duello con l’amministratore delegato e lo ha ripetuto ieri ai lavoratori riuniti ancora una volta in presidio permanente. «Se arriverà una soluzione migliore va bene – ha ribadito – ma intanto bisogna preparare il paracadute con amministrazione straordinaria e sblocco dei dieci milioni del Mise. L’azienda si concentri su questo e sugli adempimenti burocratici indispensabili a richiedere i 10 milioni, invece che su offerte offensive che sono solo da rimandare al mittente a Torino». Offerte di chi «vuole venire a prendersi il marchio e lasciare a casa 500 famiglie solo a Mantova». Insomma «non è più il momento delle perdite di tempo». È il momento della svolta vera.



E non è neppure più il tempo per lasciarsi sopraffare dalle delusione come sottolineato dal sindaco tornato anche ieri al presidio: «La delusione per BasicNet brucia, ma ora non possiamo abbandonarci a questo sentimento, dobbiamo utilizzare il poco tempo rimasto per cucire insieme gli elementi che servono a evitare la liquidazione». Da qui a mercoledì «l’unica cosa da fare è mettere in asse la richiesta di amministrazione straordinaria, per garantire l’occupazione, con i 10 milioni del Mise senza un terzo investitore» ribadisce assicurando alle lavoratrici «che faremo in modo che vengano accolte proposte serie e non quelle di chi si viene a prendere il marchio staccandolo dalla produzione». E anche da lui parte un appello alla società: «Usino questo tempo non per preparare la liquidazione ma per condividere questo percorso con noi, commissario giudiziale e Mise». Lui intanto continuerà a fare la sua parte coinvolgendo anche l’assessore regionale Guidesi e i consiglieri che ha incontrato ieri: «Voi ci avete insegnato che questa partita va giocata insieme e fino all’ultimo e sono convinto che il tavolo del 3 possa segnare un punto di ripartenza».



L’obiettivo finale è uno solo e lo è per un intero territorio: «Salvaguardia dell’occupazione di cinquecento famiglie – scandisce Soffiati davanti alle operaie – :la proposta arrivata da Boglione è irricevibile perché di fatto separa il marchio dal lavoro di 500 persone e dalla salvaguardia della fabbrica. Una proposta che rimandiamo al mittente. La battaglia delle lavoratrici e dei lavoratori è per la salvaguardia di un marchio che ha questa fama grazie al loro lavoro. Quindi mercoledì ribadiremo che non può esserci una proposta che preveda lo smantellamento di una realtà industriale fondamentale per il territorio».

Linea condivisa anche da Perboni: «Dal tavolo ci attendiamo una soluzione concreta che garantisca continuità a questa realtà ,che non deve arrivare al fallimento, e un impegno per una prospettiva futura. Da BasicNet ci aspettavamo di più, si palesava una soluzione che salvava il sito produttivo: è una proposta irricevibile e deludente». Quella preofferta solo per marchio e pochi negozi che l’ad Brandazza giovedì davanti alle operaie ha definito «una delle strade possibili da tenere aperte». —


 

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