Mantova, il Tar boccia ancora la Ies: «Deve bonificare la falda»

Respinto il terzo ricorso della raffineria che dovrà pagare le spese legali agli enti. Probabile l’ennesimo appello al Consiglio di Stato dopo i due ancora pendenti

MANTOVA. Niente sconti. Il Tar, per la terza volta, è stato chiaro. La Ies dovrà ottemperare a tutte le prescrizioni imposte da Arpa e Provincia per bonificare l’area sottostante la Belleli Energy inquinata dagli idrocarburi provenienti, negli anni, dalla raffineria. E dovrà costruire quel barrieramento idraulico richiesto dagli enti che impedisca al surnatante di scivolare verso il Mincio e i laghi provocando un inquinamento ancora superiore all’odierno. Non solo. Dovrà anche ripetere almeno il 50 per cento dei sondaggi nella zona umida della Vallazza e rimuovere i rifiuti che si erano accumulati contro l’argine del Mincio.

È quanto sostiene il Tar di Brescia nella sentenza con cui respinge il terzo ricorso della Ies che si oppone ormai da anni alle prescrizioni imposte dalla conferenza dei servizi del 2013 sulle bonifiche all’interno del Sito di interesse nazionale. La Ies è stata condannata a pagare le spese legali alla Provincia (3.500 euro), alla Belleli Energy (2.500) e agli altri enti dello Stato che si erano costituiti (2.500), compensando soltanto le spese con Inail.


Vicenda chiusa, dunque? No di certo, visto che la raffineria ha impugnato davanti al Consiglio di Stato le prime due sentenze del Tar e che i ricorsi sono ancora pendenti. Probabile che metta alla sua attenzione anche la terza sentenza, allungando così ancora i tempi per le bonifiche. La Ies, nel suo ultimo ricorso, si era opposta alle prescrizioni ritenendo di avere già fatto tutto quanto le era stato ordinato dal ministero dell’ambiente nell’ambito della bonifica della sua area inserita nel Sin.

In particolare, aveva predisposto già un sistema di recupero del surnatante, la materia inquinante fatta di idrocarburi che galleggiano sotto terra nella falda e che è diretta verso il lago, attraverso pozzi di emungimento. Ha ribadito che il piano di caratterizzazione dell’area inquinata è in linea con quanto disposto dall’Ispra. In questo senso per la raffineria sarebbe sufficiente il sistema già in funzione di recupero del surnatante e che quindi non sarebbe necessario, perché tecnicamente non fattibile, il barrieramento idraulico richiesto da Arpa (Ies aveva proposto un intervento analogo, poi bocciato).

Soprattutto, la Ies ribadisce di non essere assolutamente responsabile dell’inquinamento del sottosuolo di Belleli Energy.

Per Ies non è fattibile nemmeno il recupero dei rifiuti lungo il Mincio perché non è mai stata fatta un’indagine per identificare i responsabili e perché gli argini appartengono al demanio, a cui è affidata la sorveglianza. Per il Tar, invece, le cose stanno diversamente.

La Ies è responsabile dell’inquinamento e deve bonificare, rimuovere i rifiuti e realizzare il barrieramento idraulico perché col sistema in atto, come attesta l’Arpa, si è recuperato poco surnatante dalla falda. I giudici hanno così avallato tutte le conclusioni degli enti mantovani, Provincia e Arpa in testa, ordinando alla Ies, con il respingimento dell’ennesimo ricorso, di procedere.

Questo perché, come dice Arpa nella relazione di monitoraggio delle acque sotterranee, «tra il 2017 e il 2019 emerge un incremento del 65% di superficie interessata dal surnatante», una situazione che «costituisce un rischio non accettabile per la falda che scorre indisturbata presso le aree umide e il fiume Mincio».
 

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