Mantova, il Politecnico investe sulla sede, e attende i contributi della Fum

Capienza dimezzata, aule sdoppiate e didattica alternata alla ripresa delle lezioni. All’appello mancano ancora i 230mila euro per il secondo semestre del 2020

MANTOVA. Emozionante. In sicurezza. Normalità. Queste le tre parole che il prorettore della sede territoriale del Politecnico di Milano, Federico Bucci, mette in fila per raccontare l’inizio del secondo semestre. Quasi una festa, il colpo d’occhio degli studenti fuori e dentro la sede, anche se imbavagliati dalle mascherine e trattenuti dall’imperativo della distanza. Anche se la capienza è ancora dimezzata. E in quest’aria di festa c’è proprio la frattura aperta dal virus, che ha rovesciato la consuetudine in stupore. Emozionante, quindi, questo assaggio di normalità, anche se subito macchiato dallo scivolamento della Lombardia in zona arancione.

«Siamo attrezzati per affrontare un’eventuale terza ondata – assicura Bucci – ma la condizione naturale dell’università è quella in cui la trasmissione della conoscenza avviene guardandosi negli occhi, con i docenti, e tra gli stessi studenti. Ecco, in questi primi giorni di lezione ho colto proprio il desiderio di tornare a guardarsi, ma sempre in sicurezza. I ragazzi sono molto rispettosi delle regole, non demonizziamoli. Certo, sarebbe meglio se anche Regione Lombardia cominciasse a vaccinare il personale della scuola, come sta già avvenendo in altrove».


Intanto, nella sede di via Scarsellini ci si è organizzati dando priorità ai laboratori di progettazione per le lezioni in presenza, mentre i corsi monografici sono ripartiti con il modello della didattica a distanza: sarà così fino ad aprile, quando anche il secondo gruppo di studenti dovrà misurarsi con le esercitazioni. Nulla è affidato al caso – assicura il prorettore – ogni studente conosce l’esatta sequenza di lezioni in presenza e a distanza di tutto il semestre. E chi non disponesse della connessione, può comunque collegarsi col proprio dispositivo dalle aule studio o dalla biblioteca. Purché non si superi la capienza consentita (l’asticella è fissata a 400).

Per stare il più larghi possibile, ogni aula è stata sdoppiata in uno spazio gemello e connesso, dal quale è possibile interagire durante le lezioni. Impegno, questo messo in campo per rimodulare la sede alle esigenze imposte dalla pandemia, che ha incrociato gli interventi già in atto per assicurare spazi più confortevoli agli studenti, in sintonia con il piano strategico del Politecnico. Conti alla mano, soltanto nell’ultimo anno in manutenzione straordinaria è stato investito un milione di euro. Mentre la Fondazione UniverMantova – riferisce Bucci – deve ancora versare al Politecnico il contributo di 230mila euro relativo al secondo semestre del 2020. E poi restano ancora da incassare i 360mila euro della Cattedra Unesco, agganciati alla realizzazione della residenza universitaria.

L’orizzonte è incerto, ma Bucci guarda già al post-Covid e legge segnali incoraggianti nella nuova sensibilità ambientale manifestata dal governo Draghi, che qui a Mantova si declina nel rapporto tra l’architettura e il paesaggio, e rilancia l’esigenza di costruire il futuro sulla storia. A incoraggiare è anche l’adesione all’open week, che per tre giorni ha presentato l’offerta formativa del polo di Mantova: 117 i partecipanti da tutta Italia, da Cuneo fino a Palermo. Connessi da remoto, in attesa di tempi migliori.

«Se sono ottimista rispetto al futuro? Non potrebbe essere altrimenti – risponde il prorettore Bucci – faccio il lavoro più bello del mondo. Lavoro con i giovani».

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