Botte a moglie e figli: arriva la stangata

ASOLA. Stangata dei giudici a un 41enne finito a processo per aver maltrattato la convivente e i figli: cinque anni e quattro mesi di reclusione contro i quattro chiesti dall’accusa rappresentata dal pubblico ministero Fabrizia Celenza.

Ma non basta. Il collegio giudicante presieduto da Arianna Busato gli ha anche revocato la potestà genitoriale per dieci anni e ha disposto un risarcimento del danno ai familiari di 30mila euro. Inoltre sono stati restituiti alla procura gli atti riguardanti la testimonianza della madre dell’imputato sospettata di aver reso falsa testimonianza. Numerosi gli episodi di cui il quarantenne è accusato e per i quali è finito anche in carcere. Violenze che si sarebbero prolungate dal 2007 al 2020. Tra la fine del 2007 e il 2008, durante la gravidanza della figlia, tornando a casa ubriaco avrebbe preteso di essere riverito e di trovare la cena calda. Tra il 2012 e il 2015, rincasando la sera sempre alterato, avrebbe picchiato la consorte con calci, pugni, schiaffi nonostante le urla di dolore della donna e il pianto dei figli minori. L’avrebbe minacciata di toglierle i figli qualora l’avesse denunciato ai carabinieri.

Il 16 ottobre del 2015, all’interno di un locale notturno, in preda a gelosia, l’avrebbe afferrata sbattendola violentemente sul bancone del bar ingiuriando davanti a tutti.

Nel periodo della quarantena Covid-19, alla presenza dei figli minori sotto l’effetto dell’alcol l’avrebbe offesa dicendole: «Vai a letto con tutti», per poi picchiare i figli con calci sul sedere e sberle in testa. Il 7 agosto dello scorso anno, tenendola ferma, l’avrebbe presa a calci e pugni, costringendola a scappare di casa e a rifugiarsi da una vicina. L’uomo era anche accusato di lesioni perché prendendola a pugni le aveva causato ferite, giudicate guaribili in dieci giorni. La madre dell’imputato, a tratti stizzita per le domande dirette del giudice, ha negato che il figlio avesse picchiato la convivente e questo ha indotto i giudici a rinviare, come accennato, gli atti alla procura per valutare la veridicità della testimonianza. Da parte sua, l’imputato ha negato ogni responsabilità: «I fatti contestati non sono mai avvenuti - ha dichiarato -. È vero, però, che qualche volta l’ho picchiata». Parti civili nel processo moglie e figli rappresentati dall’avvocato Roberto Cuva.

Gol



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