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Corneliani, Boglione si ritira e spunta un nuovo fondo. L’onda rossa al Mise: 10 milioni subito

Il patron di BasicNet:: «Non c’era garanzia di continuità commerciale». Approccio della società maltese Rodexia

Monica Viviani
3 minuti di lettura

MANTOVA. La palla “salvataggio della Corneliani” torna da oggi definitivamente in mano a ministero dello sviluppo economico, società e azionisti. A rispedirla in via Panizza è ora anche Marco Boglione, il patron di BasicNet che, dopo la preofferta solo per il marchio e due o tre negozi, si è sfilato dalla partita: «La non garanzia di continuità commerciale ci ha impedito di poter andare oltre» ha comunicato ieri al suo cda. Ma a chiamare in causa con forza tanto la società, quanto proprietà e ministero è soprattutto la mobilitazione romana dei cento dell’onda rossa in arrivo stamattina davanti alla sede del Mise per sostenere le richieste di sindacati e istituzioni al tavolo convocato per le 12: sblocco immediato dei 10 milioni del Fondo salva-imprese assicurati il 21 luglio scorso e amministrazione straordinaria in assenza di un vero piano di rilancio industriale per lo stabilimento di Mantova. E intanto al capitolo “possibili interessamenti” spunta un nuovo nome: Rodexia.

«Non siamo riusciti a trovare la soluzione complessiva per il gruppo Corneliani»: sono due le novità contenute nelle dichiarazioni di Boglione tanto al cda di BasicNet quanto sul sito del gruppo torinese. La prima è che «la non garanzia di continuità commerciale ci ha impedito di poter andare oltre», che «la nostra unica e ferma condizione era che nel periodo di eventuale transizione il prodotto non sparisse dagli scaffali ancorché in limitate quantità» e che invece «dalle ultime proposte che abbiamo ricevuto, il prodotto a marchio Corneliani sarebbe dovuto rimanere fuori dal mercato tre stagioni consecutivamente». Insomma «avremmo dovuto agire in tempi strettissimi e senza alcuna garanzia». La seconda è che era in corso la «ricerca dei partner industriali e finanziari necessari all’operazione», ricerca che sarebbe stata ostacolata da «tempi strettissimi, regime di pandemia ed estrema complessità del mercato».

La notizia del ritiro di BasicNet dalla partita Corneliani arriva al presidio di via Panizza durante gli ultimi preparativi per la trasferta a Roma: «Per quello che riguarda noi – commenta a caldo il segretario generale della Filctem Cgil Michele Orezzi – non cambia lo schema del tavolo del Mise. Viene a mancare un interlocutore che per come si era manifestato pensavamo potesse concretizzare qualcosa di più di una non-offerta o di un’offerta solo commerciale. La nostra posizione al ministero sarà molto chiara: o ci sarà un nuovo investitore che garantisca un investimento nella fabbrica, nei suoi operai e nei suoi impiegati partendo da Mantova e tenendo insieme produzione e marchio, altrimenti per noi la strada è amministrazione straordinaria e sblocco immediato dei 10 milioni di euro del fondo salva-imprese».

Il nome trapelato è quello di Rodexia, società estone con sede a Malta. In base a quanto si apprende a gennaio ci sarebbero state delle richieste di approfondimenti e non è escluso si tratti di uno degli interessamenti citati dall’amministratore delegato Brandazza al tavolo di crisi del 27 gennaio scorso. Oggi al ministero verranno finalmente scoperte le carte su quei famosi “dossier”?

Le reazioni

«Meglio così». Il comunicato diffuso da BasicNet sul ritiro dalla partita Corneliani rimbalza nel primo pomeriggio sui cellulari dei dipendenti anche ieri riuniti in presidio ai cancelli di via Panizza per gli ultimi preparativi per la trasferta romana di oggi. E dire che in molti ci avevano creduto davvero al “cavaliere bianco”: «All’inizio avevo voluto sperarci – racconta Barbara Avanzini – se si studia il suo modo di fare impresa, Boglione fa cose completamente diverse da noi per come siamo strutturati, però aveva dimostrato molto interesse e speravo fosse veramente una persona con una vista più lungimirante. Per comprare il marchio e due negozi, ne avremmo trovati tanti altri e anche tanto prima. Era inutile tutta questa lotta se dovevamo accontentarci di questo».

Insomma la preofferta che Boglione aveva presentato «a noi non andava bene assolutamente, quindi meglio che si sia ritirato – dichiara decisa Giovanna Giannini delle Rsu – la proposta solo il marchio e qualche negozio era da rimandare al mittente. O c’è un piano di rilancio di questa azienda o sennò è meglio che non vengano proprio a proporsi. Abbiamo bisogno di qualcuno che voglia dare un futuro a questa azienda e non smantellarla. Per questo chiediamo l’amministrazione straordinaria: per poter continuare a produrre mentre viene trovata una soluzione per il futuro».

Per Elena Soccorini è poi «una variabile in meno che viene a fare confusione in un panorama già abbastanza complesso e confuso». «Il fatto di aver definito finalmente la sua decisione – aggiunge –ci lascia liberi da dubbi e comunque rende il percorso secondo me più semplice, sicuramente meno confuso visto che la prospettiva che aveva proposto era uno scippo della nostra dignità, delle nostre capacità: un po’ comoda venire qua, prendersi la reputazione e non lasciarci nulla».

Ora sperano solo in «cose serie» aggiunge Elena che questa mattina sarà a Roma con la carica dei cento. Partiti alle 4.30 con tre pullman da via Altobelli, le lavoratrici e i lavoratori della Corneliani arriveranno davanti alla sede del ministero in via Molise al grido di “Anche io sono la Corneliani” e con indosso quelle magliette rosse che la scorsa estate li vide diventare onda.

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