Il Covid tra i camici bianchi a Mantova: uno su 10 è stato contagiato

Il bilancio dell’Asst: i sanitari infettati da inizio pandemia sono 370. «Dopo il vaccino numeri in calo»

MANTOVA. Hanno dato il massimo. Un intero anno in prima linea a combattere un nemico all’inizio sconosciuto. Un anno, al lavoro giorno e notte, con le ferie ridotte se non annullate, bardati come marziani a sudare sotto le doppie tute, le mascherine e i caschi protettivi che in molti di loro hanno macchiato il viso con i tatuaggi arrossati della sofferenza.

Qualcuno ha pianto di fronte all’impotenza della scienza e molti hanno preso il posto dei pazienti perché si sono toccati inavvertitamente naso o bocca. E il virus si è impadronito del loro corpo mentre assistevano i malati.


Medici, infermieri, lettighieri, personale amministrativo e tecnico. Anche a Mantova gli operatori sanitari che hanno combattuto contro il coronavirus e hanno pagato un prezzo molto alto. Dall’inizio della pandemia sono circa 370 i dipendenti dell’Asst rimasti contagiati. Nessun decesso, molti ricoveri anche in rianimazione e decine di intubati.

Un esercito che rappresenta circa il 10 per cento dell’intero organico dell’azienda socio sanitaria di Mantova. Nelle ultime settimane il contagio si è ridotto drasticamente: l’ultimo dipendente ad entrare in contatto con il virus risale al 22 gennaio. «Riteniamo – dicono in ospedale – che questa progressiva riduzione sia il primo effetto della vaccinazione e del calo del numero dei ricoverati rispetto alle due ondate che abbiamo vissuto, anche se non siamo in grado di sapere quanto durerà».

Un 10 per cento calcolato per difetto, perché in realtà tra i quattromila dipendenti dell’Asst bisogna togliere i circa 400 amministrativi puri che non sono mai stati esposti ai pazienti Covid. Ai 370 ci sarebbero però da sommare anche i casi rilevati tra i circa duecento lavoratori esterni delle ditte in appalto per le pulizie generali e la sanificazione dei reparti Covid.

La lotta alla diffusione del Covid e al contagio lavorativo tra i dipendenti ospedalieri è stata portata avanti nei mesi grazie a un complesso lavoro organizzativo in chiave preventiva. E qualche numero dà l’idea di come sia stato portato avanti: ogni giorno sono circa 1.500 le mascherine FFP2 e tre e i camici protettivi utilizzati, con un picco di tremila nei periodi più critici. Un milione al mese i guanti monouso e 70mila le mascherine chirurgiche, senza contare gli altri dispositivi di protezione individuale come occhiali, visiere, calzari e cuffie.

Il nucleo sicurezza dell’Asst ha predisposto da tempo percorsi ben distinti, aree dedicate alla vestizione e svestizione, implementazione delle ventilazioni con sistemi dedicati, incremento delle sanificazioni e continuo lavaggio delle mani. Infine anche tante ore di formazione e addestramento dei lavoratori sul corretto utilizzo dei dispositivi di protezione individuali e sull’abbigliamento da indossare.

Nei giorni scorsi anche la fondazione Gimbe ha rilevato che a livello nazionale tra gennaio e febbraio i casi di contagio tra gli operatori sanitari si sono ridotti notevolmente grazie alla somministrazione del vaccino in questa categoria di lavoratori.

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