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“Made in Italy”: l’etichetta d’origine rilancia i prezzi di prosciutti e salami

L’obbligo scattato il 31 gennaio ha impresso una decisa inversione di tendenza nelle Commissioni. L'analisi di Coldiretti

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MANTOVA. A un mese dall’entrata in vigore dell’etichetta d’origine “Made in Italy” su salami, mortadella e prosciutti, le quotazioni dei maiali nazionali registrano un balzo del 10% per effetto di un aumento settimanale costante in tutte le sedute delle Commissioni uniche nazionali. È quanto emerge da un’analisi di Coldiretti in riferimento agli effetti dell’obbligo scattato il 31 gennaio che ha impresso una decisa inversione tendenza alle quotazioni che erano crollate ai minimi per i suini pesanti tra i 160 ed i 176 chili.

«Alla luce di questi risultati è necessario - commenta Coldiretti - intensificare i controlli sugli scaffali per garantire l’effettivo rispetto dell’obbligo di indicazione di origine. L’etichetta da noi fortemente voluta obbliga ad indicare la provenienza della carne nei salumi e consente di smascherare l’inganno della carne straniera spacciata per italiana. Una misura importante per consumatori ed allevatori che devono peraltro confrontarsi con il forte aumento dei prezzi delle materie prime per l’alimentazione degli animali».

L’entrata in vigore dell’etichetta è stata dunque «un momento di svolta per i produttori per effetto delle aspettative generate per la domanda di prodotti Made in Italy sugli scaffali».

Il provvedimento garantisce trasparenza nelle scelte ai 35 milioni di italiani. A preoccupare è l’invasione di cosce dall’estero per una quantità media di 56 milioni di “pezzi” che ogni anno si riversano nel nostro Paese per ottenere prosciutti da spacciare come Made in Italy. La Coldiretti stima, infatti, che tre prosciutti su quattro venduti in Italia siano in realtà ottenuti da carni straniere senza che questo sia stato fino ad ora esplicitato in etichetta.

«In un momento difficile per l’economia dobbiamo portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza con l’obbligo di indicare in etichetta il Paese d’origine di tutti gli alimenti per combattere la concorrenza sleale al Made in Italy» sostiene il presidente Ettore Prandini. Il decreto che i produttori indichino in maniera leggibile sulle etichette le informazioni relative a “Paese di nascita”; “Paese di allevamento; “Paese di macellazione.

Quando la carne proviene da suini nati, allevati e macellati in uno o più Stati membri dell’Unione europea o extra europea, l’indicazione dell’origine può apparire nella forma: “Origine: Ue”, “Origine: extra Ue”, “Origine: Ue e extra Ue”. È consentito lo smaltimento delle scorte fino ad esaurimento. Quando la carne proviene da suini nati, allevati e macellati nello stesso paese, l’indicazione dell’origine può apparire nella forma: “Origine: (nome del paese)”. Per scegliere salumi ottenuti da suini nati, allevati, macellati e trasformati in Italia basterà cercate la presenza esclusiva della scritta Origine Italia o la dicitura “100% italiano”.

«La norcineria italiana - conclude la nota della Coldiretti - è un settore di punta dell’agroalimentare nazionale grazie al lavoro di circa centomila persone tra allevamento, trasformazione, trasporto e distribuzione con un fatturato che vale 20 miliardi ma che è stato fortemente ridimensionato nell’ultimo anno di Covid per effetto dei limiti di apertura imposti alla ristorazione che rappresenta uno sbocco di mercato importante soprattutto per gli affettati di grande qualità».

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