Vandali alla riscossa, tra Castel Goffredo e Medole colpiti giardini e aree giochi

Videosorveglianza al vaglio per trovare i responsabili. Accuse a gruppi di giovani. I sindaci: «C’è disagio, non possiamo solo punire: pensiamo all’educazione»

CASTEL GOFFREDO-MEDOLE.  Azioni vandaliche nei parchi pubblici uniscono i due comuni confinanti di Castel Goffredo e Medole che, in questo periodo di primavera anticipata, si ritrovano a dover affrontare un'escalation di azioni che, per certi versi, preoccupano. Se da un lato, infatti, i due sindaci spiegano che ci sono controlli e progetti in atto, dall'altro è altrettanto vero che i due paesi hanno visto, in tempi recenti, atti vandalici e azioni figlie di rabbia e maleducazione. L'ultimo episodio, in ordine di tempo, è quanto accaduto domenica in piazza a Medole, con cori e caroselli contro il sindaco.

A Castel Goffredo, invece, alcuni mesi fa un gruppo di ragazzi aveva lanciato sampietrini contro l'abitazione di una famiglia di origini cinesi. In entrambi i casi il sistema di videosorveglianza ha permesso di identificare gli autori del gesto.


Sempre nel fine settimana appena trascorso, poi, nei due comuni ci sono stati ancora nuovi atti vandalici: a Medole, nel parco Mimì Quilici Buzzacchi, dove la scorsa primavera dei giovani avevano dato fuoco alla madonnina, sono stati rotti e divelti alcuni giochi pubblici; a Castel Goffredo, invece, l'area giardini all'ingresso del paese, nella zona vicino alla statua della Vittoria, si è ritrovata con una panchina rotta, bottiglie e borsine vuote sparse ovunque, oltre a molti sacchetti e scatole lasciate nelle aree verdi e non messe neppure vicino ai cestini.

Sui social molti cittadini denunciano i due fatti e si punta il dito verso i giovani che frequentano queste aree. Mauro Morandi e Achille Prignaca, rispettivamente sindaci di Medole e Castel Goffredo, ricordano che «le telecamere sono al vaglio delle autorità perché ci danno un aiuto importante nel trovare i colpevoli». Tuttavia, si prova anche a cambiare punto di vista. «Abbiamo progetti pronti, ma il Covid blocca molte possibilità d'azione - spiega Morandi - perché il disagio c'è e c'è necessità, allo stesso tempo, di trovare un canale di comunicazione con questi ragazzi. Non possiamo solo sanzionare e reprime, dobbiamo cercare una via di comunicazione per interrompere le azioni vandaliche e di esibizionismo».

Concorda anche Prignaca che sottolinea come «anche noi abbiamo progetti, avevamo pensato all'educatore di strada, e ad altre iniziative con la cooperativa Archè ma stiamo vivendo quest'epoca di difficoltà. Il disagio c'è e lo vediamo crescere, non possiamo negarlo. Possiamo provare a capire che alcune azioni sono valvole di sfogo, ma serve anche però intervenire, sul fronte educativo, come abbiamo fatto con i ragazzi che hanno lanciato i sampietrini. Senza dimenticare un coinvolgimento delle famiglie, azione quanto mai necessaria». 

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