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Scuola, Sos delle famiglie: «Non ci danno i congedi, a chi affidiamo i figli?»

Quando entrambi i genitori lavorano in presenza la Dad diventa una maledizione. La storia: «Seguo i disabili e mio marito è infermiere: impossibile restare a casa». I sindacati dei docenti chiedono un incontro con il provveditore Zani: troppi insegnanti nelle aule

MANTOVA. Ha due figli, 10 e 6 anni, e si occupa di ragazzi disabili. Non può fare smartworking, ovviamente, e da ieri ha i due bimbi a casa perché le scuole lavorano a distanza per effetto della zona arancione rafforzata. Lavora anche il marito, che fa l’infermiere. I nonni abitano lontano e lei ha provato a chiedere un permesso, dall’oggi al domani. Il datore di lavoro non glielo ha concesso e il marito, occupato in una Rsa, non può restare a casa. Che fare?



È una delle tante storie di genitori disperati arrivati ai sindacati, in questo caso alla funzione pubblica della Cgil, in queste ore. Il passaggio repentino alla zona arancione, con il ricorso alla didattica a distanza anche alle materne, alle elementari e alle medie, ha creato situazioni pesanti nelle famiglie dove entrambi i genitori lavorano.



«Come e anche peggio il primo lockdown – commenta la segretaria di Fp Cgil, Magda Tomasini – perché dopo un anno di pandemia, ancora non sono stati risolti i problemi di lavoratori che non possono lavorare a distanza e che non sanno a chi affidare i figli. Questo vale soprattutto per i servizi pubblici essenziali, ma certo è una situazione grave per molte categorie. Occorre al più presto un decreto che fornisca gli strumenti per affrontare il problema».

Vero è che chi lavora in servizi essenziali e socio sanitari ha il diritto di chiedere (con documentazione) le lezioni in presenza per i figli, ma molte scuole sono in difficoltà. Perché per farlo, occorre avere qualche maestra o prof in presenza e in Dad contemporaneamente. E anche molti insegnanti hanno figli piccoli e nessuno che li possa accudire. Problema vissuto pesantemente da alcuni docenti di sostegno, che certo non possono operare a distanza. Non hanno scelta.

Il fardello è pesante anche per chi lavora in fabbrica. «Sono arrivate telefonate di lavoratrici che da un momento all’altro hanno dovuto inventarsi un modo per non lasciare i figli piccoli da soli» dice Debora Camogli segretaria del tessile della Cisl. I congedi parentali possono essere richiesti quando si è in zona rossa e si attende un decreto che risolva questa contraddizione. «Per chi lavora nei negozi è molto complicato – dice Gildo Comerci, Fisascat Cisl – senza congedi parentali non sanno come far fronte al problema».



I sindacati provinciali della scuola, Flc Cgil, Snals , Cisl scuola e Uil scuola, invitano i presidi a «emanare disposizioni in merito alla Dad che evitino la confluenza nelle scuole dei docenti quando le stesse attività potrebbero essere svolte utilmente dalla propria abitazione, fermo restando la salvaguardia in presenza delle attività per l’inclusione scolastica, le attività laboratoriali o di esperienze di studio e lavoro». Diverse scuole (in particolare i comprensivi) chiamano gli insegnanti a svolgere le lezioni in Dad stando in sede. Ai sindacati sono arrivate segnalazioni su alcuni comprensivi che avrebbero concesso lezioni in presenza (anche parziale) a un numero di alunni giudicato “eccessivo”. Per questo hanno chiesto un incontro col provveditore Zani. 


 

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