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Sorvegliato speciale per mafia e obbligo di soggiorno per tre anni

Misura restrittiva nei confronti di Davide Gaspari accusato anche di sfruttamento della manodopera

VIADANA. Davide Gaspari, 43 anni, pluripregiudicato residente a Viadana, indagato per associazione a delinquere di stampo mafioso, per tre anni sarà sottoposto a sorveglianza speciale con l’obbligo di soggiorno. Un provvedimento disposto dal tribunale distrettuale di Brescia, su richiesta del questore di Mantova Paolo Sartori.

Gaspari – lo ricordiamo – è già stato condannato in abbreviato a due anni: per Grande Aracri reclutava manodopera che è servita per la costruzione di 350 villette vicino a Bruxelles per conto di una ditta locale di proprietà di albanesi. I lavoratori, tutti disoccupati e in grave difficoltà economica, dopo essere stati portati in Belgio, venivano letteralmente sfruttati, con paghe misere e turni di quindici ore senza riposi.

La cosca, come da prassi, si teneva anche una quota della paga per gli operai. La sorveglianza speciale era stata richiesta al tribunale di Brescia dal questore che già nel novembre del 2018 aveva emesso nei suoi confronti un’altra misura di prevenzione, quella dell’Avviso orale, intimandogli di cambiare condotta di vita e di dedicarsi ad attività lavorative stabili e lecite: un invito disatteso. Proprio per questo motivo il questore ha deciso di richiedere nuovamente l’applicazione della sorveglianza speciale, anche in considerazione del fatto che non ha mai avuto una stabile occupazione lavorativa, il che ha fatto ritenere che si mantenga con i profitti delle attività illecite. Nel giugno 2019 era stato messo agli arresti domiciliari a seguito di un’ordinanza emessa dal tribunale di Bologna, su richiesta della Dda felsinea, nell’ambito della “Operazione Grimilde” per i reato di associazione a delinquere di stampo mafioso e per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.

La sorveglianza speciale di pubblica sicurezza comporta tutta una serie di restrizioni a carico del sorvegliato. Tra le quali: divieto di allontanarsi dal territorio del Comune senza autorizzazione dell’autorità giudiziaria, nel termine dei sei mesi di trovare un lavoro; di stabilire la propria abitazione e di farla conoscere all’autorità di pubblica, di non rincasare più tardi delle 22 e di non uscire la mattina prima delle sei. E ancora di non detenere o portare armi e di non partecipare a riunioni pubbliche, di non frequentare esercizi pubblici, di non associarsi abitualmente a pregiudicati. Anche una sola violazione lo riporterebbe in carcere. —


 

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