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Pennelli Cinghiale cresce, tradizione e tecnologia hanno fatto volare i conti

L’azienda di Cicognara, famosa per l’intuizione dello spot televisivo, ha visto impennarsi il giro d’affari 2020 del 40%, sfiorando così i 10 milioni

CICOGNARA. «Le chiavi, oggi, sono design e ricerca». A guardare avanti, Eleonora Calavalle, amministratore delegato della Pennelli Cinghiale, deve avere imparato da nonno Alfredo Boldrini, che 75 anni fa fondò l’azienda. Era un pioniere perché puntò su un marchio registrato, in un’epoca in cui gli imprenditori vendevano col proprio cognome prodotti perlopiù artigianali. Ed era avanti anni luce per quella sua idea stravagante di affidarsi alla televisione per promuovere i pennelli, con uno spot poi divenuto un cult (chi non ricorda “Per dipingere una parete grande non ci vuole un pennello grande, ma un grande pennello”?).

L'AZIENDA

Di quelle intuizioni geniali, l’impresa di Cicognara (frazione di Viadana) gode ancora oggi i benefici. Chi la guida, la seconda e terza generazione, lo sa. Accanto a Eleonora ci sono mamma Catuscia Boldrini, presidente, e la sorella Clio, responsabile della produzione. Un vertice tutto al femminile che ha deciso di coniugare passato e futuro nel nome della creatività. Da una parte, l’omaggio alla storia aziendale con una Galleria del tempo, virtuale e fisica, che sarà inaugurata a breve. Dall’altro, nuovi progetti: design, ricerca di nuovi prodotti ed export. A “dare il la” è un 2020 in forte crescita.

«Il lockdown - racconta Eleonora - ha dato una grande spinta creativa». La ricerca della bellezza e della massima igiene per la casa, mai così protagonista del quotidiano, hanno fatto da volano. Insieme con i bonus per l’edilizia e il recupero delle facciate. «Rispetto al 2019 c’è stato un aumento del fatturato del 40% (si aggira attorno ai 9,9 milioni di euro, ndr). E l’intero settore, in generale, è andato bene». L’azienda non si occupa più soltanto di rulli e pennelli, che comunque rimangono il core business. Da qualche anno c’è una gamma completa di vernici a marchio Cinghiale che l’azienda fa produrre da un partner della zona.

Pennelli Cinghiale cresce, tradizione e tecnologia hanno fatto volare i conti

E la ricerca e sviluppo, in cui viene investito, in media, il 5% del fatturato, consente di lanciare sul mercato sempre nuovi prodotti. I più recenti sono proprio due pitture: una igienizzante agli ioni d’argento e una al bicarbonato, capace di assorbire odori e umidità, naturale al 95%. Anche grazie a prodotti come questi, Cinghiale sta conquistando quote di mercato sempre più importanti nella grande distribuzione, generalista e specialistica (come le grandi catene per hobbisti) uno dei canali di vendita dell’azienda accanto a una rete capillare di colorifici e ferramenta. Ma se smalti e vernici hanno raggiunto formulazioni impensabili fino a qualche anno fa, è la qualità dei pennelli che può fare la differenza quando si dipinge.

«Storicamente si usava setola di maiale. Era maiale cinese, dal pelo della giusta lunghezza. Negli ultimi 20 anni, la ricerca ha consentito di produrre filamenti sintetici con performance sempre più vicine a quelle delle setole naturali. E noi scegliamo le migliori». In azienda i mazzolini di setole vengono miscelati, seguendo ricette top secret, per creare i pennelli più adatti ai vari scopi. Quello della miscelatrice è un ruolo chiave, come quello di chi sa ancora cucire a mano il tessuto dei rulli per le serie più pregiate. E anche sui rulli, cresciuti in maniera esponenziale negli ultimi anni, c’è stata una rivoluzione: i tessuti si trasformano di continuo. La provenienza rimane, però, in questo caso, sempre la stessa: l’Italia. Made in Italy, anzi made in Viadana e dintorni anche i manici in legno, realizzati con materiale certificato Fsc.

«Preferiamo le collaborazioni locali, visto il network di aziende e artigiani che si è sviluppato in zona sin dall’Ottocento. Lavoriamo con oltre quaranta fornitori sul territorio». E se si contano tutte le attività locali, tra artigiani, logistica e servizi, il numero delle aziende dell’indotto sale a 150. Nel futuro dell’azienda c’è un aumento dei volumi, grazie a un macchinario a tecnologia 4.0 per produrre pennellesse, che porterà a una produzione potenziale di circa 50mila pezzi al giorno, e c’è più export. Per dare gambe al desiderio di espansione anche oltre le piazze storiche (Austria, Slovenia, Croazia, Canarie, Grecia, Malta, Cipro, Israele) è arrivato Davide Bertocchi, esperto di mercati esteri, soprattutto Estremo Oriente e Stati Uniti. Grandi mercati, per grandi pennelli.

LA STORIA

«Quello l’ho fatto io». Nella clip che lancia il progetto c’è anche il racconto di chi ha costruito, con le proprie mani, il grande pennello della pubblicità che l’imbianchino dello spot si caricava sulle spalle nel traffico di Milano, e che adesso è nelle mani dei restauratori. Presto sarà tra i pezzi più iconici della Galleria del tempo, raccolta digitale e fisica che ripercorre per tappe la storia Cinghiale dal 1945 a oggi.

Nonno Alfredo Boldrini, il fondatore dell'impero dei pennelli, quest’anno compirebbe cent’anni, e la galleria ne celebra intuizioni e successi. Dalle origini, al welfare degli anni Cinquanta, fino al futuro prossimo. Operazione nostalgia? Tutt’altro: «Pensiamo che valga la pena raccontare l'avventura della nostra famiglia - dice Eleonora Calavalle, amministratore delegato - non per cristallizzarla in un museo, ma anzi per consentirci di guardare avanti».

L’intenzione è evidente già nei mezzi scelti: «È un progetto smart, con la collaborazione di artisti contemporanei, che ci faranno vedere i nostri prodotti con occhi diversi». La parte di galleria fisica sarà allestita in azienda, mentre la galleria multimediale, con il progetto video creato da Graziano Menegazzo, videomaker mantovano di grandissimo talento, sarà ospitata sui canali social (già si vede il trailer) e sul sito internet dell’azienda, in fase di restyling. Immagini storiche e voci narranti: le testimonianze di chi ha visto il marchio nascere e svilupparsi. Per farlo, la famiglia di imprenditori ha scavato negli archivi dell’azienda, scoprendo tesori: «Abbiamo portato 108 pellicole alla cineteca di Bologna per convertirle in 4k», racconta Calavalle. Pezzo forte lo spot televisivo del grande pennello, che agli albori degli anni Ottanta, grazie all’idea vincente del creativo Ignazio Colnaghi, fece entrare il marchio Cinghiale nelle case di milioni di italiani. Nella galleria ci saranno lo spot, i backstage, frame di spot addirittura precedenti e i racconti dei protagonisti del carosello. Vedi alla voce pubblicità anche per un altro capitolo: quello dedicato ai testimonial, tra i quali spicca Sandro Mazzola.

In video appariranno i principali collaboratori di Boldrini e le prime operaie della fabbrica (la produzione è affidata in gran parte a donne), compresa quella che ricorda il primo Natale con la tredicesima, “molto meglio del panettone”. Il progetto non parlerà soltanto dell’azienda, ma dell’intero distretto: «Nel cercare i materiali del museo è affiorato il mosaico di una terra, la Bassa Mantovana, dove il boom economico poggiava su fondamenta artigianali solidissime ed è cresciuto con esse» continua Calavalle. La Pennelli Cinghiale è nata in un'area dove da sempre si lavorava la saggina per le scope e negli anni è diventata un distretto industriale, piccolo ma ambizioso, delle scope e dei pennelli. E gli anni del boom saranno ben raccontati anche da un raro documentario Rai realizzato quando Cicognara era il comune con un record: il più alto numero di automobili per abitante in Italia.

Nella galleria fisica ci sarà posto, invece, per documenti e corrispondenza d’affari, memorabilia come le casse di materia prima proveniente dalla Cina o le bolle di spedizione in Paesi allora sconosciuti, le macchine d'epoca per la produzione e altre chicche di archeologia industriale. E i visitatori potranno toccare con mano setole e manici, oltre a scoprire le tecniche di lavorazione.

LA DIFFERENZA

A me l’8 marzo ha portato un grande regalo». Mentre racconta, Giulia Vicini non si ferma. Sa fare a mano tutto il ciclo di lavorazione dei pennelli: un talento che mette al servizio di pezzi speciali, taylor made. Ha imparato da ragazza, quando è entrata in azienda, 31 anni fa: un 8 di marzo. Le veterane, alla Pennelli Cinghiale, non sono un’eccezione: il turnover è bassissimo. «C’è chi ha cominciato qui e qui arriva alla pensione», dice Eleonora Calavalle, amministratore delegato. È il caso di Patrizia DAmbrosi, che tra quattro mesi lascerà l’azienda dopo 41 anni. Contenta? «Sì, certo - spiega commossa - ma la fabbrica mi mancherà, perché questo lavoro mi gratifica».

Capacità manuali e padronanza del mestiere sono fondamentali: buona parte del lavoro continua ad assomigliare a quello di un artigiano. I dipendenti adesso sono ventisei: in calo rispetto a qualche anno fa perché l’evoluzione tecnologica ha fatto sì che alcuni passaggi fossero sostituiti dalle macchine. Non sempre però è possibile, come nel caso della miscelazione delle setole: per ottenere la qualità che sbaraglia la concorrenza, va fatta a mano. Annalisa Scazzi, in azienda da diciassette anni, miscelatrice, mostra il foglio con le ricette segrete, che cambiano in base alla serie, alla misura, al tipo di pennello.

«È un ruolo che richiede attenzione - prosegue Calavalle - Chi fa questo lavoro conosce le setole come una parrucchiera i capelli». Muove le dita sulla macchina da cucire come una sarta navigata Antonella Bianchi, che cuce i rulli top di gamma. «Si tratta di piccoli numeri, ma di grandi prodotti», racconta mentre taglia a misura il biscione di stoffa che ricoprirà l’anima del rullo. La manodopera è, da sempre, quasi tutta femminile: anche per questo, per dare una mano a chi ha famiglia, i reparti lavorano fino alle 16, con orario continuato. A tenere insieme la squadra c’è Alfredo Laccetti: «Sono fantastiche. Hanno una professionalità altissima e grande disponibilità. E quando ci sono le emergenze non si tirano indietro».

LE ORIGINI

I primi pennelli, Alfredo Boldrini, li ha venduti nel 1946. Li aveva prodotti in un garage di Cicognara con l’aiuto di sette lavoranti. Prima di quel debutto rocambolesco e fortunato, il fondatore della Pennelli Cinghiale vendeva scope col padre e il fratello: si spingeva fino a Parma, a volte fino allo Spezzino, con un carretto. Dormiva nei fienili e mangiava pane e pancetta.

Con i pennelli ha visto lontano: negli anni Cinquanta l’azienda ha cominciato a crescere, e tra gli anni Sessanta e Settanta è arrivata a occupare fino a 120 dipendenti. Proprio in quel periodo sono arrivate le macchine, dall’Italia e dalla Germania, in grado di moltiplicare la produzione, e l’azienda ha fatto un balzo in avanti rispetto ai quattordici pennellifici che lavoravano a Cicognara. Il distretto del pennello e della scopa, nato nell’Ottocento per la presenza di materie prime (setole, saggina, erba palustre) tra il Casalasco e il Viadanese, intanto si allargava a una quarantina di aziende.

Tra la fine degli anni Settanta a la metà degli anni Ottanta, Boldrini ha cominciato a intuire l’importanza della pubblicità: radiofonica, sportiva, negli stadi e in tv. Di quel periodo è la creazione di vari spot con diversi attori, tra i quali il milanese Piero Mazzarella. Lo spot più ricordato è quello ideato da Ignazio Colnaghi con Vincenzo Toma. Ma negli stessi anni è partita anche la collaborazione professionale con un idolo sportivo del Commendatore, il giocatore interista Sandro Mazzola. L'azienda ha ricevuto numerosi premi, tra i quali l'Ambrogino d'oro (nel '71), l'Europa Mec (1972) e il Mercurio d'Oro (la prima volta nel 1974).