Blockchain: la super-etichetta per sapere tutto della carne anche a Mantova

Il nuovo sistema di tracciabilità adottato da Corte Sempione Bignotti di Rodigo. Il consumatore può conoscere trattamenti sanitari, controlli e vaccinazioni

RODIGO. Si punta il telefonino sul QR code e si apre la storia di ciò che si porterà in tavola. Prodigi della blockchain, metodo di tracciamento che, per la carne bovina, è da poco arrivato anche a Mantova grazie al Consorzio produttori carne bovina. Il documentarista Alex Winter la definì “trust machine”, macchina della fiducia. Altri preferiscono parlare di registro digitale. Comunque la si chiami, per la filiera alimentare la blockchain è una rivoluzione. Costruita come una catena di dati legati tra loro e non più modificabili, consente di ricostruire la storia precisa di un prodotto. Le informazioni sono immutabili e garantite da algoritmi, e il registro è pubblico.

Nel caso della carne bovina, per esempio, si va ben oltre i dati obbligatori in etichetta: chi mangia la fettina può conoscere trattamenti sanitari, controlli periodici e vaccinazioni cui è stato sottoposto l’animale in tutta la sua vita, informazioni che, grazie all’intervento della Regione, vengono inserite dalle Ats. La prima azienda mantovana, e tra le prime in Lombardia, ad adottare questo sistema è Corte Sempione Bignotti di Rodigo, iscritta a Confagricoltura. L’allevamento ha circa 300 capi, che arrivano dall’Irlanda. Una scelta maturata un anno fa: prima in stalla c’erano soprattutto Limousine.


«Acquisto i capi da allevatori italiani che hanno aperto un allevamento là - racconta Stefano Bignotti, che gestisce l’azienda con la moglie - Fanno incroci molto resistenti e con una buona massa muscolare». La macellazione avviene a circa venti mesi, quando sono ancora vitelloni, perché la grande distribuzione non vuole carne di animali che superino l’anno di età. Le femmine vengono vendute a una macelleria locale, quella di Gianni Azzi di Rodigo, e a un agriturismo. I vitelloni, invece, finiscono sui banchi della gdo. Ai canali di vendita tradizionali si aggiunge lo spaccio. La carne viene lavorata dal macello Savoldi di Lonato, fatta frollare per trenta giorni e confezionata in vaschette.

A chi compra la carne viene consegnato un pacco da dieci chili, già diviso in porzioni. «Così non c’è scarto, vendo tutto l’animale e i miei clienti possono contare su tante cene diverse. Ho pensato soprattutto alle famiglie numerose: con questa proposta possono permettersi carne buona e garantita a prezzi corretti». «Grazie alla collaborazione con l’assessorato all’agricoltura della Lombardia, siamo pionieri assoluti - commenta Primo Cortelazzi, presidente del Consorzio produttori carne e presidente di zona della Coldiretti a Marcaria - Chi acquisterà la carne nei punti vendita convenzionati potrà ricevere le informazioni complete sui controlli sanitari fatti dalle autorità, oltre a tutte le altre informazioni già includevamo in etichetta, come le misure per il benessere animale adottate dall’allevamento». Per ora il QR code non può essere indicato, però, in etichetta: «Al momento la normativa europea non lo consente - spiega l’assessore regionale all’Agricoltura Fabio Rolfi - Appena la tecnologia sarà utilizzata su vasta scala e il suo utilizzo entrerà nelle abitudini quotidiane dei cittadini si dovrà comunque pensare a un’ulteriore semplificazione del protocollo». 
 

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