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Mantova, vaccini a 400 “angeli”: via alla campagna per i volontari

Le associazioni hanno dovuto limitare il trasporto protetto per motivi di sicurezza. Auser: «Quando i nostri operatori saranno immuni potremo garantire il servizio»

Nicola Corradini
1 minuto di lettura

MANTOVA. A volte anche gli “angeli” si vaccinano. Per oltre 400 volontari di Auser e DI altre associazioni di città e provincia è arrivato il momento di proteggersi da Covid. Già, perché il problema di questa rete solidale, rivolta soprattutto (ma non solo) agli anziani, è che con questa maledetta pandemia buona parte dei servizi non può che essere offerta in modo ridotto. A partire da quello forse più importante per anziani che devono fare controlli, esami o visite ospedaliere e non sanno come muoversi: il trasporto protetto. Per questo è scattata un’intesa con Asst e Ats Val Padana, per pianificare la vaccinazione dei volontari impegnati in questo e altri servizi rivolti alla popolazione più anziana.

È il corollario del progetto lanciato e coordinato dall’assessorato al welfare del Comune di Mantova che, attraverso l’assessore Andrea Caprini, aveva invitato le diverse associazioni a mobilitarsi per dar più forza alla campagna di vaccinazioni anti Covid.

La stessa Auser, che è ramificata un po’ in tutta la provincia, ha dato la disponibilità ad accompagnare gli anziani ai centri vaccinali con i propri mezzi. La stessa disponibilità è arrivata da Centro aperto, Club tre età e da associazioni della provincia, ad esempio a Suzzara.

«Le vaccinazioni dei nostri volontari sono già iniziate – spiega Auser, che dallo scorso 26 febbraio ha un nuovo presidente, Franca Mara Fiorini, subentrata al dimissionario Edoardo Chiribella – e c’è stata un’altissima adesione. Più o meno già 150 operatori hanno ricevuto la prima dose».

Questo consentirà ai volontari di accompagnare in auto gli anziani o le persone che per vari motivi hanno notevoli difficoltà a spostarsi per raggiungere il centro vaccinale. Non solo. Gli operatori di queste associazioni hanno la necessità di essere protetti da eventuali contagi per poter svolgere con tranquillità servizi che comportano, inevitabilmente, contatti stretti con gli assistiti. Gli stessi volontari, anche se il tutto viene fatto con mascherine, distanziamento e igienizzazione, possono inconsapevolmente essere a loro volta portatori del virus. Per questo motivo le associazioni hanno ridotto drasticamente in questo anno i trasporti protetti, salvo per necessità improrogabili e urgenti. Questo, ovviamente, ha portato disagi agli assistiti più fragili e soli.

Che però hanno potuto contare su una presenza telefonica quotidiana dei volontari. Una presenza indiretta, certo, ma fondamentale nei duri periodi di lockdown.


 

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