Contenuto riservato agli abbonati

Mantova zona rossa: lockdown morbido

Poche differenze nel primo giorno di restrizioni massime. La speranza dei parrucchieri chiusi: «Che sia l’ultima volta» 

MANTOVA. Questione di sfumature. L’impressione è che da arancione scuro a rosso conclamato sia cambiato poco, pure l’esasperazione è stemperata, tenuta alla catena dalla speranza che sia l’ultima volta. Che dopo Pasqua possa finalmente cominciare un processo di riavvicinamento alla normalità, lento e prudente, ma senza più inciampi e passi indietro. Intanto, però, è ancora zona rossa, in un lunedì di sole e di vento che ha la luce della primavera.


A occhio, per le vie e le piazze del centro non si notano differenze rispetto a una settimana fa. Sarà anche che il lunedì mattina tanti negozi restano abitualmente chiusi. O forse saranno i due bambini che giocano a rincorrersi sul sagrato della rotonda di San Lorenzo. Magari è il passo sciolto, a dispetto dell’espressione imbavagliata, che sembra muovere i piedi e la volontà della gente sotto i portici. Del resto, in zona rossa passeggiare è concesso («individualmente e in prossimità della propria abitazione»), e si può uscire anche per fare la spesa.



Insomma, non è il lockdown drastico della scorsa primavera e difficilmente potrebbe esserlo ancora, perché dopo un anno di emergenza a singhiozzo, la gente è al limite. L’importante è disinnescare le occasioni di assembramento e contagio, limitando il raggio degli spostamenti e la frequenza dei contatti. A questo giro, sono aperti anche i bar e i ristoranti, per l’asporto e le consegne a domicilio. Elenco delle attività alla mano, il rosso è per parrucchieri, estetisti, gioiellerie e negozi di abbigliamento non sportivo.



«Il periodo è quello che è, dobbiamo adattarci. Speriamo solo che duri poco e sia l’ultima volta, perché la situazione sta diventando pesante – commenta la parrucchiera Simona Mattiello, titolare del salone “Onda d’Immagine” in piazzale di Porta Cerese – Avrebbero potuto tenerci aperti? Le precauzioni le adottiamo, certo, ma molti miei clienti arrivano da fuori comune, e non è mai stato chiarito se il taglio dalla parrucchiera sia un motivo tale da giustificare lo spostamento o meno. Tanto vale».

«La primavera che parte, le giornate che si allungano e noi chiusi in casa, mi sembra una scena già vista – osserva Cristian Vernizzi, titolare dello “Studio 53” in via Verdi – Rispetto ad altre categorie, come quella delle estetiste, mi sento un po’ graziato, perché nei mesi scorso ho lavorato, ma, un anno dopo, siamo provati anche nell’anima. Abbiamo investito tanto, economicamente e in termini di energia, per poter lavorare in sicurezza, però ora manca un filo di entusiasmo e creatività».

Intanto, dal comando della polizia locale restituiscono l’impressione che ci sia meno gente in giro, e, quindi, le maglie dei controlli possano stringersi più facilmente sui trasgressori. Occhio. —


 

Video del giorno

Il primo Airbus A340 atterra in Antartide, l'impresa epocale della Hi Fly apre la via del turismo

La guida allo shopping del Gruppo Gedi