Delitto di Villa Saviola, uccisero il vicino: 22 anni ai coniugi

Il pm aveva chiesto l’ergastolo per la donna, considerata l’ideatrice dell’assassinio, e 23 anni per il marito

MOTTEGGIANA (Villa Saviola). Narinder Kaur, di 32 anni, e il marito Sarwjeet Singh, di 45, rei confessi dell’omicidio del connazionale e vicino di casa Rajiv Kumar di 43 anni, sono stati condannati dalla Corte d’Assise di Mantova a 22 anni di reclusione. I giudici hanno contestato ad entrambi la premeditazione. Il pubblico ministero Silvia Bertuzzi aveva chiesto 23 anni per lui e l’ergastolo per lei. Per l’accusa, infatti, la vera manipolatrice e ideatrice dell’assassinio sarebbe stata la moglie che, nell’ultima udienza, aveva ritrattato tutto incolpando dell’omicidio solo il marito. Un uomo che secondo il pm, durante tutto il processo si era dimostrato collaborativo.

La difesa della moglie l’ha invece descritta come una donna oppressa che odiava il marito. Pochi giorni dopo essere entrata in carcere a Bollate ha saputo di essere incinta e le era stato detto che, volendo, avrebbe potuto abortire ma lei, pur sapendo che il bambino non era del coniuge, aveva deciso di tenerlo. E questo per la difesa dell’avvocato Elena Raimondi era una dimostrazione della sua umanità. Il marito è stato descritto dal suo avvocato Mara Rigoni come una persona mite che era arrivata a sopportare dalla vittima fino a 160 telefonate in un giorno.


I due figli, di tre e sei anni, sono affidati a una comunità e stessa sorte subirà anche l’ultimo nato. Prima della confessione, i due erano stati incastrati dalle immagini di diverse telecamere che li avevano inquadrati mentre si dirigevano verso la casa della vittima il giorno di Pasqua con i guanti bianchi per poi uscirne privi. Un omicidio che, a quanto era emerso, sarebbe stato commesso per mettere fine alle molestie sessuali della vittima nei confronti della moglie del suo vicino.

Nell’ultima udienza i due si erano accusati reciprocamente: lei aveva sostenuto che il marito si era rifiutato di chiamare i soccorsi per la vittima agonizzante e poi le avrebbe chiesto di prendersi la colpa. Secondo il marito, sarebbe stata lei a colpire il vicino con 16 sprangate in testa.

Tutti i testimoni avevano descritto Singh come una persona mite, mansueta, rispettosa e affidabile, tanto che il datore di lavoro, l’imprenditore agricolo Attilio Leali quando si assentava, lasciava a lui le chiavi dell’azienda. Ma negli ultimi tempi qualcosa era cambiato. Singh aveva cominciato ad avere paura di quel connazionale anche se, quando non litigavano, sembravano ottimi amici. Più di una volta aveva confidato al suo datore di lavoro che Kumar voleva portargli via la moglie. Spesso ubriaco, aveva ricattato la donna facendole vedere un video registrato nella sua stanza da letto durante un rapporto sessuale con il marito che sarebbe stato pronto a diffonderlo sui social.

L’ucciso nel 2011 era stato arrestato per spaccio di droga. Al tempo aveva anche una moglie e due figli che aveva picchiato in diverse occasioni, tanto che lo avevano abbandonato.

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