Truffa del carburante a Mantova, assolti i due benzinai: «Ora vogliamo i danni»

Accusati di fare la cresta sui rifornimenti alla polizia locale. Ma era colpa del dispositivo di pagamento: si bloccava

MANTOVA. Sono finiti a processo con l’accusa di aver fatturato quantitativi di benzina e gasolio superiori a quelli realmente immessi nei serbatoi delle auto della polizia locale. Ieri mattina Maurizio Arvani, 59 anni di Mantova e Valerio Venturi, 62 anni, di Curtatone, che gestivano, attraverso la società “Av Fuel snc” i due distributori in viale Pompilio e in via Legnago, sono stati assolti perché «il fatto non costituisce reato». La presunta truffa sarebbe stata commessa ai danni della polizia locale di Mantova che, per effetto di una convenzione firmata tra Comune e Total Erg, doveva rifornirsi di carburante nelle due stazioni di servizio. I benzinai facevano il pieno alle auto degli agenti mediante una tessera, la cosiddetta “fuel card”. Secondo l’accusa, in soli tre mesi, attraverso fatturazioni ritoccate, avrebbero intascato in modo improprio 1.170 euro ai danni dell’amministrazione pubblica che, nel processo, si è costituita parte civile.

Ma i due benzinai, assistiti dall’avvocato Paolo Soardo, hanno spiegato che la disparità tra scontrino e combustibile erogato era causata da un difetto del Pos – il dispositivo che consente il pagamento attraverso carta elettronica – che spesso si bloccava. «A tenere la contabilità – hanno detto i benzinai – era la Total Erg, noi eravamo soltanto i gestori». Circostanza quest’ultima che è stata ribadita anche ieri da uno degli imputati davanti al giudice.


«A seguito di questa indagine avviata dal Comune di Mantova nel 2014 – commenta l’avvocato difensore dei due benzinai – i due gestori hanno perso il lavoro, in quanto additati dai clienti come truffatori. Ci riserviamo – prosegue l’avvocato Soardo – ogni azione legale per ottenere un risarcimento danni dal Comune, anche tramite la Corte dei Conti per verificare come sua stato speso il denaro pubblico». I due benzinai hanno spiegato come avveniva l’erogazione e la fatturazione evidenziando soprattutto il malfunzionamento del dispositivo di pagamento elettronico. Il giudice Serra Cassano ha accolto le tesi della difesa. Il pm ha invece chiesto una condanna a un anno e sei mesi di reclusione. —


 

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