In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

Il peso della crisi da pandemia a Mantova: cresce il costo degli aiuti alimentari

La Caritas: sempre più famiglie in difficoltà, l’anno scorso abbiamo speso 40mila euro in più per il cibo. La rete di protezione del Comune

Sandro Mortari
2 minuti di lettura



MANTOVA. Il Covid e la crisi economica indotta rischiano di lasciare profonde cicatrici nel tessuto sociale di Mantova. Lo ha ricordato il vescovo Marco Busca nel suo discorso alla città per Sant’Anselmo. Quel 45 per cento di persone in più rispetto all’anno prima che nel 2020 si è rivolto alla Chiesa per soddisfare i bisogni primari non può lasciare indifferenti.

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) Allarme per le nuove povertà a Mantova: «Colpite ampie fasce sociali»]]

«Sono aumentate le persone al primo accesso con un bisogno immediato» conferma Silvia Canuti, direttore della Caritas diocesana che gestisce i quattro centri d’ascolto di Mantova (Casa San Simone), Castiglione (Marta Tana), Suzzara (San Lorenzo) e San Benedetto (Quistello). «Per il nostro magazzino alimentare a Mottella nel 2020 abbiamo investito 100mila euro, 40mila in più dell’anno prima, in generi alimentari interamente distribuiti».

Anche sul fronte dell’accoglienza il Covid ha lasciato pesanti tracce: «Nei centri residenziali Abramo – spiega il direttore – nel 2020 abbiamo ospitato 234 persone, totalizzando più di 35mila giorni di presenza. Venti persone in meno rispetto al 2019, ma per il lockdown si è allungata la permanenza media a 8-10 mesi». La chiusura dei centri Caritas per Covid ha ridotto l’attività, ma non i bisogni della gente. Nel 2020 sono state 5mila le situazioni affrontate per un totale di circa 16mila persone: numeri che non si scostano di molto da quelli contenuti nell’ultimo rapporto dell’osservatorio diocesano sulla povertà e riferiti al 2017.

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) Mantova, cibo, vestiti e libri contro le nuove povertà]]

La richiesta di cibo e vestiario è in costante incremento, così come la fame di case. I profughi accolti sono stati 70; la comunità Mamré ha messo a disposizione otto alloggi per 45 persone, famiglie in difficoltà; il dormitorio Cireneo con otto posti letto è sempre stato al completo. Anche le tre mense di Mantova, Castiglione e Suzzara «hanno registrato un forte aumento dell’utenza da marzo 2020 – afferma Canuti – alcune restrinzioni anti-Covid ci hanno costretto a chiuderle, ma abbiamo ovviato con i pasti fatti arrivare preconfezionati e distribuiti in giardino. Adesso abbiamo ripreso il servizio, che funziona su tre turni da dieci persone».

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) Pandemia e fratellanza, il vescovo di Mantova: "Prendiamoci cura delle fragilità"]]

A venire incontro alle famiglie ci pensa anche il fondo diocesano Sant’Anselmo, istituito con il contributo della Cei: «Abbiamo distribuito 400mila euro a 150 famiglie – dice Canuti – con contributi mensili di 400, 700 e mille euro per tre mesi». Altro termometro per misurare la febbre della società mantovana è il microcredito previsto dal servizio Proximis di Agape.

Spiega il direttore Davide Boldrini: «La tendenza al peggioramento delle condizioni generali è testimoniato dalle famiglie sovraindebitate che accedono al nostro microcredito per pagare affitti, mutui, prestiti e bollette: mentre nel 2017 quelle che venivano da noi per la prima volta erano una su tre, adesso sono una su due. E sono sempre di più italiani, passati dal 49,9% di nuovi al 66%. C’è stato anche un incremento degli stranieri, passati, quelli nuovi, da uno su cinque a uno su tre nel 2020».

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) Boom delle fasce povere a Mantova: triplicate le richieste di aiuto]]

In prima linea accanto alle famiglie che soffrono c’è il Comune con il suo Piano Mantova. Nell’ultimo anno sono cento i nuovi nuclei familiari che si sono rivolti ai servizi sociali. Di questi, il 35% sono famiglie con figli minorenni e il 65% anziani o adulti (uomini e donne) soli. «Stiamo aiutando concretamente famiglie e cittadini – dice il sindaco Mattia Palazzi – con i nidi gratuiti, l’aumento importante di risorse per il welfare, i nuovi servizi per la fragilità sociale finanziati col terzo settore, fino ai 700mila euro stanziati per evitare l’aumento delle rette nelle Rsa di Aspef».

La rete di protezione che ha steso il Comune va oltre: «Dal 2015 – spiega l’assessore al welfare Andrea Caprini – abbiamo stanziato un milione in più per i servizi sociali, abbiamo emesso i bonus spesa e affitti. Abbiamo anche rinnovato la convenzione con Caritas per gli alloggi in housing temporaneo per singoli e famiglie in difficoltà. Abbiamo anche rinnovato l’accordo con Proximis per il sostegno delle famiglie in difficoltà col microcredito. È attivo, poi, lo spazio diurno di tregua con gli educatori di strada, che ha intercettato negli ultimi sei mesi 73 persone emarginate e povere, 38 delle quali prese in carico. E vi è poi il progetto dell’Emporio solidale. Tutto ciò anche grazie ai contributi che riceviamo, come quello di 100mila euro di Fondazione Cariverona che destineremo alle famiglie in difficoltà».
 

I commenti dei lettori