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Disturbi alimentari in crescita tra i giovani a Mantova

In un anno ventuno minorenni ricoverati per anoressia nervosa. E nello stesso periodo duemila prestazioni ambulatoriali



MANTOVA. Nel 2020 l’Asst di Mantova ha erogato 2.077 prestazioni ambulatoriali a ragazzi e adulti affetti da disturbi del comportamento alimentare. Anoressia, bulimia e obesità sono i mostri che perseguitano giovani e adulti nell’epoca del benessere e dell’apparire, con il risultato di aumentare il ricorso ai medici per vincerli. La pediatria dell’ospedale di Pieve ha ricoverato ventuno minori colpiti da anoressia nervosa in forma severa, per un totale di 461 giorni di degenza; venticinque ragazzi sono stati sottoposti a trattamenti intensivi ambulatoriali. La maggior parte di chi soffre di disturbi alimentari è donna.


«Questi numeri importanti – osserva Debora Bussolotti, responsabile del Centro psico sociale dell’Asst Mantova citando studi specialistici – sono comunque soltanto la punta dell’iceberg: è emerso che solo un terzo delle pazienti affette da anoressia nervosa e il 6 per cento delle persone bulimiche giungono all’attenzione dei servizi di salute mentale. La precoce presa in carico specialistica e la continuità delle cure rappresentano i fattori prognostici più importanti».

Insomma, prima si ricorre al medico e più possibilità si hanno di guarire: «La precocità del percorso di cura – precisa Bussolotti – si associa a percentuali di guarigione del 70-80 per cento». Al contrario, quando i ragazzi accedono tardivamente al trattamento «aumenta notevolmente il rischio di cronicizzazione, arrivando anche a punte del 60 per cento».

Non è uno scherzo perché c’è un dato drammatico da considerare: l’anoressia nervosa in Italia è la seconda causa di morte tra le adolescenti dopo gli incidenti stradali. Nelle ragazze tra i 18 e i 25 anni l’anoressia nervosa ha una prevalenza puntuale dello 0,3 per cento, cioè in un determinato periodo considerato; nell’arco della vita, invece, la percentuale sale al 2 per cento. Stesso discorso per la bulimia: la prevalenza puntuale è dell’1,8 per cento mentre quella nell’arco della vita del 4,6 per cento. Secondo studi approfonditi, una persona su venti, in qualsiasi fase della vita, ha sviluppato una delle due malattie.

Nel Mantovano l’approccio medico di questi pazienti per la cura è regolato dalla loro età. Un ragazzo o una ragazza con meno di 17 anni può iniziare il percorso rivolgendosi alla direttrice del reparto di pediatria dell’ospedale di Pieve, Paola Accorsi; nel suo ambulatorio per i disturbi del comportamento alimentare in età evolutiva farà la prima visita. Le ultime rilevazioni parlano di un aumento, a causa del lockdown, di bambini tra gli 8-9 anni e gli 11, che soffrono di disturbi alimentari, con un incremento dei ricoveri.

Dai 17 anni in su ci si deve rivolgere al Centro psico sociale di viale della Repubblica, a Mantova, dove la prima visita sarà con la direttrice Bussolotti. «La prima visita con il medico – dice Bussolotti – è importante per effettuare una più accurata valutazione diagnostica differenziale». In questo primo incontro conoscitivo, anche delle motivazioni che spingono un ragazzo a rivolgersi al medico, si formula un iniziale «contratto terapeutico» con il paziente e la sua famiglia, «a partire dal quale si attiveranno le diverse figure professionali dell’équipe» conclude.
 

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