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Mantova, festa all'Isabella d'Este: da ospizio privato a struttura pubblica, la casa di riposo compie 50 anni

Nata come Onpi, diventò Aspef comunale ventisei anni dopo. Il neo presidente: oggi siamo all’avanguardia dell’assistenza

Sandro Mortari
2 minuti di lettura

MANTOVA. Ne è passata di acqua sotto i ponti da quel 21 marzo 1971 quando l’attuale casa di riposo Isabella d’Este da ospizio privato divenne pubblico, sotto l’egida dell’Opera nazionale pensionati d’Italia. Da allora è cambiato anche l’atteggiamento della società nei confronti degli anziani visti non più come persone da parcheggiare lontano dalle famiglie per disturbare il meno possibile in attesa del congedo, ma come persone da assistere per allungare la loro speranza di vita. La svolta è stata poi nel 1997 quando il Comune ha istituito Aspef, l’azienda per i servizi alle persone e alle famiglie, che ha inglobato casa di riposo e farmacie comunali per fornire ai suoi cittadini un welfare efficiente e di qualità.

Gli ospiti

«Noi li coccoliamo i nostri ospiti» dice il neo presidente dell’Aspef, Filippo Genovesi, nel descrivere l’atteggiamento che dirigenza e personale tiene nei riguardi degli anziani che vivono nelle due case di riposo comunali, Isabella d’Este e Luigi Bianchi. «Mezzo secolo fa – spiega il presidente avvocato, entrato in carica a fine anno in quota a Italia Viva – l’Isabella d’Este arrivava da un’esperienza privata e, come tutte le case di riposo, veniva vissuta come l’ospizio, il luogo dove mandare gli anziani che non avevano possibilità economica di essere assistiti in altro modo». Il “ricovero” era vissuto come uno spauracchio, l’anticamera della morte. «Oggi non è più così – afferma Genovesi – è una realtà completamente cambiata. Offriamo agli ospiti palestra, riabilitazione, animazione, una serie di attività impensabili cinquant’anni fa che hanno reso più lunga la loro aspettativa di vita. Qui come alla Bianchi gli anziani sono coccolati. Il personale è la loro seconda famiglia, soprattutto in questa pandemia durante la quale gli ospiti non hanno potuto vedere per lungo tempo i loro parenti e adesso lo possono fare, ma solo dietro una vetrata e parlandosi attraverso un microfono».

I lavori

Il futuro è legato allo sviluppo dei contagi, ma il presidente ha già chiaro il quadro. «Innanzitutto – dice Genovesi – la settimana prossima termineremo il secondo giro di vaccinazioni agli ospiti e al personale. Poi continueremo ad essere il polo vaccinale sperimentale dell’Asst per gli ultra 80enni e i soggetti fragili. Il nostro obiettivo è quello di tornare a accogliere ospiti nuovi, vaccinandoli tutti. Non sappiamo ancora quando, ma vorremmo anche riaprire il centro diurno».



Ci sono anche dei lavori alla struttura da compiere per migliorare il soggiorno degli anziani: «Entro primavera, spero per giugno – afferma il presidente – vorremmo rifare il percorso per arrivare negli attigui giardini di via Galilei, in modo da dare agli ospiti uno sfogo migliore. Sono rimasti in sospeso i lavori di ammodernamento all’Isabella d’Este, compresa la costruzione di un nuovo ascensore. L’esperienza del Covid ci ha portato a comprendere che dovremo localizzarlo altrove».

La festa

Attualmente le case di riposo Isabella d’Este e Luigi Bianchi possono contare su 196 posti letto occupati, però, da 136 persone a causa del blocco degli ingressi imposto dalla pandemia. Il personale medico e paramedico in servizio è di circa 200 persone. «Una menzione particolare – dice Genovesi – deve andare al direttore sanitario Arvati e alle tre coordinatrici, davvero bravissimi e amatissimi». Oggi sempre per colpa del Covid la festa per i 50 anni della struttura sarà solo virtuale per garantire a tutti il distanziamento sociale e quindi la sicurezza. Per solennizzare la ricorrenza ci sarà però un menu speciale. A condividerlo con tutti gli ospiti ci sarà anche un protagonista di questo mezzo secolo, monsignor Sergio Denti, che il 21 aprile 1971 fu nominato assistente spirituale della casa di riposo, incarico che mantiene tuttora e che ha esteso anche alla Bianchi. 

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