Moda, un disastro per un’impresa ogni quattro

Annick Mollard (Federmoda): «Noi chiusi, ma altri aperti. E se non arrivano ristori le serrande resteranno giù». A febbraio vendite al -23,3%

MANTOVA. Settore moda, una crisi senza fine: secondo un'indagine di Federazione Moda Italia-Confcommercio sui saldi invernali, le vendite registrate a febbraio rispetto a un anno fa sono in calo del 23,3%, dopo il crollo del 41,1% a gennaio. Dati in linea con l'andamento della provincia di Mantova. «La crisi causata dalla pandemia continua – commenta con amarezza Annick Mollard di Federmoda Confcommercio Mantova – in più i negozi di abbigliamento e calzature sono tra i pochi che, in zona rossa, devono restare chiusi: Questo per forzature e storture relative ai codici Ateco di chi vende abbigliamento e articoli di moda che generano disparità e concorrenza non proprio leale. E che avremmo preferito venissero risolte con il nuovo decreto. Inoltre le attività che hanno dovuto chiudere per decreto sono sempre in attesa di conoscere se e quando otterranno gli indennizzi. Si spera possano arrivare in fretta, perché tante aziende rischiano di abbassare definitivamente la saracinesca».

Tornando all'indagine nazionale di Federmoda, due terzi delle aziende intervistate ha registrato un peggioramento delle vendite. Il 19,4% ha visto stabilità e un 14,1% ha avuto un incremento. Un'impresa su quattro ha dichiarato un calo tra il 50 e il 90%. Percentuale elevata dovuta all'importante ricorso agli sconti che hanno favorito le vendite, ma ridotto i guadagni. Otto imprese su dieci hanno dichiarato di aver proposto sconti tra il 30 e il 50% con oltre tre imprese su dieci che hanno praticato sconti medi del 50%. L'indagine evidenzia tra i prodotti più venduti: la maglieria (49,0%), giubbotti, cappotti e piumini (38,8%); pantaloni (32,3%); jeans (32,3%); abiti donna (19,8%); scarpe donna (18,6); borse (16,3%); accessori (14,8%); sneaker (12,5%); tute (12,5%); intimo (12,2%). In forte sofferenza le vendite di abiti da uomo (4,2%) e valige (1,1%).


La maggior parte delle transazioni è avvenuta cashless. I pagamenti preferiti sono quelli con pagobancomat (82,5% delle preferenze multiple); seguono quelli con carta di credito (58,2%), mentre l'utilizzo dei contanti (7,6%) è una scelta residuale soprattutto per le spese di importo basso. 

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